ACQUA SOSTENIBILE

perchè l'acqua non può essere considerata un bisogno ma l'acqua è un diritto....
martedì, 23 settembre 2008

Sai che giorno è oggi?

Il 23 settembre è l'Earth Overshoot day: il giorno in cui il nostro consumo di risorse naturali sorpassa la produzione naturale annua della Terra 

Il 23 settembre 2008 l'umanità avrà completamente utilizzato  tutte le risorse rinnovabili che la natura ci può fornire nel 2008. Lo afferma il Global Footprint Network, una importante associazione di ricerca che misura quante risorse naturali abbiamo, quante ne usiamo, e chi le usa.

Proprio come ogni azienda, il nostro Pianeta  ha un bilancio annuale secondo il quale produce un certo quantitativo di risorse ed è in grado di assorbire un certo quantitativo di rifiuti. Il problema è che la richiesta di risorse e servizi da parte dell'umanità é più grande della capacità rigenerativa della Terra. Fin dal 1980, l'umanità ha iniziato ad essere  nella condizione di sovraconsumo (Overshoot), poiché usa le risorse naturali più velocemente di quanto possano essere rigenerate e immette carbonio nell'atmosfera più velocemente di quanto possa essere riassorbito.

 

Secondo il Global Footprint Network stiamo impiegando a livello globale la capacità di rigenerazione naturale di 1,4 pianeti, ma, ovviamente, ne abbiamo solo uno a disposizione. La conseguenza è che  le nostre riserve – come gli alberi e i pesci – continuano ad esaurirsi e i nostri rifiuti – in primis l'anidride carbonica – continuano ad accumularsi.

In sostanza l'umanità si comporta come una persona che vive degli interessi prodotti da un certo capitale; se durante l'anno spende di più degli interessi inizia a intaccare il capitale e quindi in pochi anni va in rovina.

 

In Italia consumiamo come se avessimo a disposizione il territorio di tre Italie ; per mantenere il nostro stile di vita, con il commercio e altri processi, importiamo risorse da territori al di fuori della nostra nazione.  L’impronta ecologica dovrebbe far capire quanto sia importante rilanciare  una agricoltura a basso impatto, grazie alle filiere corte e ai metodi biologici e quanto sia urgente incentivare il risparmio energetico, il riciclaggio dei rifiuti e l'uso delle energie rinnovabili per far diminuire la dipendenza dall'energia fossile inquinante e in via di esaurimento. Tutte iniziative che si tradurrebbero in enormi risparmi per le famiglie italiane.

 

“Dal 23 settembre fino alla fine dell'anno noi attingeremo dalle nostre riserve ecologiche, chiedendo un prestito al futuro” dice il Mathis Wackernagel, Direttore Esecutivo del Global Footprint Network. “Questo può andare avanti per un breve periodo, ma fondamentalmente tutto ciò porta ad un accumulo di rifiuti e all'esaurimento delle reali risorse da cui dipende l'economia umana”.

 

Il sovraccarico ecologico è alla radice di molti dei più urgenti problemi ambientali che dobbiamo fronteggiare oggi: il cambiamento climatico, la diminuzione di biodiversità, la riduzione delle foreste, il collasso della pesca e l'attuale  crisi alimentare globale.

 

La data dell' Earth Overshoot Day ogni anno cade sempre più presto a causa della crescita dei consumi umani.

 

Il Primo Earth Overshoot Day fu il 31 dicembre 1986. Dieci anni più tardi, a causa di un consumo annuale maggiore del 15% rispetto alla capacità di produzione del pianeta, l' Earth Overshoot Day cadde in novembre. Quest'anno, a più di due decenni dal primo Overshoot, la fatidica giornata cade il 23 settembre e il nostro livello di sovraconsumo è maggiore del 40% di quanto la Terra riesce a produrre annualmente.

 

Il Global Footprint Network e i suoi partners internazionali come Rete Lilliput sono impegnati per tentare di risolvere questo grande problema, sensibilizzando i cittadini e lavorando con i leader dei governi  e delle aziende affinché nei processi decisionali  tengano nella massima considerazione  i limiti ecologici.

I cittadini possono determinare la loro impronta ecologica e imparare come ridurla su www.footprintnetwork.org: essi potrebbero dare un grande contributo cercando di influenzare i loro governi e i leader a creare comunità a basso impatto ambientale grazie ad una intelligente pianificazione delle infrastrutture e alle migliori tecnologie verdi a disposizione (si pensi alla differenziazione dei rifiuti).

Le Amministrazioni Comunali e l’Amministrazione di  Milano in particolare dovrebbero maggiormente istruire ed educare su questi temi  e concretizzare i vari progetti finora solo annunciati:

il progetto di intensificazione del VERDE, ( l’assessore Cadeo ha promesso 500.000 alberi a Milano)

il piano della MOBILITÀ CICLISTICA  che giace nel cassetto dell’assessore Croci ormai da due anni,

il piano generale degli IMPIANTI PUBBLICITARI con un riordino in questo campo perché si valorizzino le opere d’arte e i paesaggi e perché non si consumi energia elettrica per immagini pubblicitarie spesso grossolane, troppo luminose e rumorose .

Per diminuire l’impronta ecologica, l’Amministrazione Milanese

dovrebbe prendere in seria considerazione LA DIMINUZIONE DEI RIFIUTI con la raccolta differenziata porta a porta adottando la strategia “ Zero Waste” come San Francisco e Los Angeles e NON REALIZZANDO INCENERITORI che finiscono per essere un mero business e fonte di preoccupazione sotto il profilo sanitario;

dovrebbe definire UN PIANO ENERGETICO DI RISPARMIO in tutte le zone, invitando tutti gli operatori economici e commerciali a dichiarare i loro consumi e ad adottare politiche di risparmio energetico;

e NON DOVREBBE CEMENTIFICARE ulteriormente la città di Milano,  in vista dell’Expo 2015, riducendo gli spazi ancora liberi.

 

L'Earth Overshoot Day dovrebbe far riflettere tutti su questi argomenti.

 

 

Gruppo impronta ecologica della Rete di Lilliput –nodo di Milano

Comitato Beni Comuni zona 8 –Milano

Coordinamento Nord Sud del Mondo

Diciannoverde

 

Per informazioni:

Elio Nocerino tel 02.3539113          Amalia Navoni tel 02.38002691

Per maggiori informazioni sull'impronta ecologica:

Roberto Brambilla – Gruppo impronta ecologica 338 88 03 715 r.brambilla@mclink.it

 

postato da Elenifdu alle ore settembre 23, 2008 13:57 | link | commenti
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martedì, 24 giugno 2008

22 giugno 2008
PRIVATIZZARE L'ACQUA?

Privatizzare i servizi municipali di distribuzione dell'acqua non è una soluzione né per garantire un servizio migliore né per maggiori investimenti nella costruzione di infrastrutture, sia che riguardi i paesi ricchi, sia quelli poveri. Lo affermano Transnational Institute (Tni) e Corporate Europe Observatory (Ceo), che hanno inaugurato ieri un sito dedicato a questo tema (www.remunicipalisation.org nell"ambito del Water Justice Project, lanciato al World Social Forum di Mumbay (Bombay). L'iniziativa nasce dalla constatazione che un numero sempre crescente di città sta rimunicipalizzando i propri servizi idrici, in controtendenza alle privatizzazioni degli anni scorsi. La privatizzazione è stata promossa da varie organizzazioni (Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale, e dalla stessa Ue) come la soluzione migliore per catturare investimenti nel settore idrico, per la costruzione di nuove infrastrutture e la gestione del servizio. Il sito, che monitora e rende conto dei processi di rimunicipalizzazione di città, regioni e interi paesi in giro per il mondo, dimostra come il trend si stia invertendo: dal Mali all'Uruguay, fino a città statunitensi come Atlanta, le acque stanno tornando municipali. I servizi privati infatti - riferisce il sito - non garantivano livelli sufficienti di affidabilità e una gestione efficiente. E' poi notizia recente la decisione del rieletto sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, di rimettere in mano pubblica le acque della città, al momento controllate da due dei più grandi gruppi idrici del mondo (Compagnie des eaux de Paris, di Veolia Environnement, ed Eau et Force, di Suez-Lyonnaise des Eaux), alla scadenza nel 2009 del loro contratto di gestione. L'obiettivo è la creazione di una compagnia a partecipazione pubblica che garantisca soprattutto la stabilità dei prezzi. Sempre in Francia - paese leader nella privatizzazione di questo servizio, dove l'80% delle acque è in mano privata - anche Grenoble ha deciso di riappropriarsi della distribuzione d'acqua, e ora i suoi cittadini godono dei prezzi più bassi di tutta la République. Nonostante l'evidenza sempre maggiore di un trend contrario alla privatizzazione delle acque, affermano i responsabili del progetto 'Remunicipalisation', l'Unione Europea continua a promuovere i servizi idrici privati non solo in Europa, ma anche in molti paesi in via di sviluppo, rendendo difficile per le autorità locali l'ottenimento di aiuti finanziari per costruire reti idriche municipali. Olivier Hoedeman, di Ceo, afferma che "è ora che l'Europa riveda la propria politica sulle acque. I servizi privati possono servire a far crescere i profitti delle compagnie, ma non sono il metodo migliore per far arrivare l'acqua né nelle case dei cittadini europei, né di quelli che vivono nei paesi più poveri".
www.movisat.blogspot.com
postato da Elenifdu alle ore giugno 24, 2008 12:35 | link | commenti (2)
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venerdì, 13 giugno 2008

GOVERNO BERLUSCONI ALL'ATTACCO DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI

COSTRUIAMO SUBITO UN'ALLEANZA CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI

 

Come se decenni di mercificazione dei beni comuni e di messa sul mercato dei servizi pubblici locali non avessero già ampiamente dimostrato i disastrosi risultati della consegna degli stessi al mercato e ai privati, anche il nuovo Governo ci riprova.

Il Ministro dell'Economia Tremonti ha annunciato che il prossimo 18 giugno, in sede di presentazione del Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef), allegherà allo stesso un "Piano per lo sviluppo" che, tra le altre cose, prevede un decreto o un disegno di legge per la messa a gara della gestione di tutti i servizi pubblici locali.

Il solerte Ministro ha inoltre tenuto più volte a precisare come la privatizzazione riguarderà anche l'acqua, dimostrando la precisa volontà di attaccare il movimento che in questi anni si è prodotto con più forza e radicamento territoriale.

E, se qualcuno coltivasse qualche illusione di possibilità parlamentare, ci ha pensato la ministro-ombra del PD, Lanzillotta, a dichiarare il consenso bipartisan dell'intero Parlamento.

 

Siamo alle solite.

 

Il modello neoliberista,per continuare ad esistere, ha assoluto bisogno della valorizzazione finanziaria e della messa sul mercato dei beni comuni, in una logica di espropriazione totale dei diritti e di precarizzazione completa della vita delle persone.

Perché si dispieghi l'orizzonte della solitudine competitiva –ciascuno lasciato solo sul mercato in diretta competizione con l'altro- occorre eliminare qualsiasi orizzonte di comune condivisione, qualsiasi spazio pubblico, qualsiasi diritto sociale.

Da qui l'attacco strumentale ai "fannulloni" del lavoro pubblico, il tentativo di eliminare il contratto nazionale e l'espressa volontà di precarizzare definitivamente il lavoro.

Da qui il disegno di privatizzazione totale dei beni comuni e dei servizi pubblici locali per consegnarli ai poteri forti del grande capitale finanziario.

Lasciando al pubblico il solo ruolo di gendarme, e dispiegando in funzione di esso le politiche securitarie, attraverso una attenta seminagione dell'intolleranza sociale e del razzismo contro ogni diversità e della trasformazione in problema di ordine pubblico di ogni conflittualità sociale.

 

Occorre respingere con forza questa nuova ondata di privatizzazioni. 

Perché la consegna al mercato dei beni comuni e dei servizi pubblici è un'espropriazione di democrazia.

Perché tutte le lotte per la ripubblicizzazione dell'acqua, per una diversa politica dei rifiuti che faccia a meno di discariche ed inceneritori, per un nuovo piano energetico che dica basta alla proliferazione di centrali fossili e nucleari e si basi sul risparmio energetico, per un diverso modo di muoversi e di abitare i territori urbani sarebbero vanificate dalla definitiva consegna al mercato di questi beni.

Perché il mercato non conserva, avendo tutto l'interesse a dissipare.

Perché il mercato non universalizza, avendo tutto l'interesse a dividere.

 

Crediamo sia giunto il momento, così come è stato per la lotta alla direttiva Bolkestein e per il contrasto al precedente DDL Lanzillotta, di costruire da subito una nuova alleanza contro la privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici che metta insieme tutte le forze e le realtà che in questi anni, dentro i territori e attraverso esperienze di partecipazione dal basso, hanno indicato la strada di un altro modello sociale e di un altro mondo possibile.

 

Dicono che privatizzare significa entrare nella modernità.

 

Non ci interessa. Noi abbiamo in mente il futuro.

                                                                       ATTAC ITALIA

postato da Elenifdu alle ore giugno 13, 2008 11:06 | link | commenti
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giovedì, 29 maggio 2008

La Toscana affida altri 3 anni di sfruttamento dell´acqua al gruppo Nestlé

LIVORNO. Per altri tre anni la San Pellegrino (gruppo Nestlé) può imbottigliare l’acqua minerale naturale “Panna” (in contenitori di Pet ottenuti in preforme fornite dalla stessa San Pellegrino) pagando solo l’affitto del terreno. La Regione Toscana con decreto dirigenziale pubblicato in Gazzetta ufficiale del 24 maggio 2008 concede l’autorizzazione alla società. Durante il periodo di validità, la Spa «dovrà presentare, con frequenza quadrimestrale, i certificati delle analisi sulla migrazione globale e specifica, effettuate sulle bottiglie prodotte a partire dalle preforme». Mentre è bene ricordare che l’acqua dell’acquedotto viene controllata per legge in accordo con Arpat per le fonti di approvvigionamento (pozzi, sorgenti) e con Usl per la rete di distribuzione. Giusto per dare un riferimento nel 2006 nel solo comune di Livorno sono state effettuate analisi su 2869 parametri.

In Toscana così come in altre 11 regioni italiane le aziende per imbottigliare l’acqua pagano solo un “affitto” proporzionale alla superficie del permesso di ricerca della sorgente e del successivo sfruttamento (chiamato “coltivazione del giacimento”).
La Toscana nel luglio 2004 si è dotata di una legge la 38/2004 “Norme per la disciplina della ricerca, della coltivazione e dell’utilizzazione delle acque minerali, di sorgente e termali” che in realtà prevede il pagamento di un canone di concessione ai prelievi delle acque sotterranee commisurato ai prelievi ma ancora manca il decreto attuativo. Intanto Panna - e pure Uliveto che si trova nel territorio toscano ed è il nono marchio più venduto con quasi 400 milioni di litri al 2005 - continua a pagare 46 mila euro (mentre la seconda 20 mila euro).
Solo 8 regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata e Sicilia) fanno pagare un canone in base alla quantità di acqua imbottigliata che ad esempio in Campania varia tra 0,2 euro per metro cubo, mentre in Veneto è pari a 3 euro per metro cubo. E in alcuni casi è pure previsto uno sconto per chi imbottiglia in vetro.
Ma canone o no per le industrie delle acque minerali in bottiglia il costo più basso rimane comunque quello per l’acqua che imbottigliano.

Non a caso l’Italia è tra i primi produttori al mondo con 12,2 miliardi di litri imbottigliati nel 2006 – così come si legge nella Piccola guida al consumo dell’acqua di Luca Martinelli edito da Terre di mezzo pubblicato nel marzo 2008 - e ogni anno i consumatori spendono 3,2 miliardi di euro per comprare acqua minerale. In tale scenario fanno da padroni 4 multinazionali che controllano il 54,5% delle vendite (Nestlé con Levissima, Recoaro, Panna, Vera, San Pellegrino: fatturato – comprese le bibite – di 882 milioni di euro nel 2006; San Benedetto con San Benedetto e Guizza: fatturato – comprese le bibite – di 541 milioni di euro nel 2006; Cogedi con Rocchetta, Uliveto e Brio Blu: fatturato – comprese le bibite – di 230 milioni di euro nel 2006; Ferrarelle con l’omonima acqua, Boario, Vitasnella fatturato – comprese le bibite – di 129 milioni di euro nel 2006) e altri 4 (Spumador, Fonti di Vinadio, Norda e Guadianello) che detengono il 19, 3%.

Per il 65% l’acqua è imbottigliata nella plastica nei contenitori in Pet e si sposta lungo l’asse stradale del paese per arrivare sugli scaffali dei punti vendita (82%). Il che si traduce in circa 320 -350 mila tonnellate di rifiuti (che solo in minima parte vengono raccolte in modo differenziato e poi riciclate) e in emissione di Co2 in atmosfera prodotta dai tubi di scappamento dei camion. Per non contare poi l’aumento del traffico e degli incidenti e delle concentrazioni in aria delle polveri fini che dallo sfregamento delle ruote sull’asfalto vengono sollevate dal terreno sul quale si sono precedentemente depositate.
Ma facendo ancora un passo indietro potremmo aggiungere nel virtuale “zaino ecologico” del prodotto “acqua imbottigliata” l’attività dell’impianto che produce le bottigliette. Per l’acqua Panna situata nel comune di Scarperia in provincia di Firenze le preforme arrivano direttamente dagli stabilimenti della San Pellegrino di Bergamo, di Sondrio, di Padova, di Cuneo, di Vicenza. Preforme che a loro volta sono prodotte (a partire dal polimero GATRONOVA A-80) dalla ditta Novatex Limited a Karachi, in Pakistan.
Lo stabilimento in Toscana produce oltre 200 milioni di litri di acqua ed esportata non solo in Italia ma anche in 100 Paesi di tutto il mondo. Negli ultimi 15 anni i consumi di acqua in bottiglia in Italia sono cresciuti del 76% e gli investimenti pubblicitari delle aziende del settore nel 2005 ammontano fino a 376 milioni di euro (senza contare le varie sponsorizzazioni esterne).

E’ bene allora ricordare che l’acqua è una risorsa scarsa, che l’acqua del rubinetto è potabile e controllata e che l’acqua è un bene comune da tutelare. Ed è bene anche pensare che la carenza dell’acqua deriva in modo più o meno diretto dalla “crescita” dell’economia non orientata alla sostenibilità, ma lasciata a sé stessa.
Forse rimettendo mano anche al meccanismo del mercato delle acque, magari aiutati anche dal caro prezzo che mette in crisi i trasportatori, molti consumatori potrebbero ripensare al loro stile di vita.

postato da Elenifdu alle ore maggio 29, 2008 11:51 | link | commenti
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giovedì, 22 maggio 2008

APPALTI: ACQUA; INDAGINE AUTHORITY SU 64 ATO, ANCHE MILANO

(ANSA) - ROMA, 21 MAG - Le attivita' di gestione di servizi
pubblici affidate a societa' pubbliche da 'controllori' pubblici
senza bandire una gara. E' per questo che l'Authority dei Lavori
pubblici ha aperto un'indagine che coinvolge 64 Ato (Autorita'
d'ambito territoriale) per i servizi idrici integrati - in
pratica per la distribuzione di acqua potabile - contestando la
mancata applicazione della normativa che impone la separazione
dell'attivita' di controllo da quella di gestione.
    L'indagine riguarda 64 Ato, tra cui quello della Citta' di
Milano che ha affidato il servizio "in house" dei servizi
idrici alla Metropolitana Milanese spa. Ma le verifiche -
guardando la delibera - riguarderanno i servizi idrici affidati
al Nord (come per l'Ato Torino 3), al Centro (come l'Ato lazio
Nord Viterbo) e al Sud (come l'Ato Unico Puglia che ha affidato
i servizi all'Acquedotto Pugliese) senza rispettare le norme
previste dalla Legge Galli..
Alcune autorita' d'ambito territoriale ottimale (cioe', gli 'Ato', gli enti di diritto
pubblico il cui compito e' garantire la qualita' del servizio) -
secondo quanto rileva una prima indagine conoscitiva dell'
Autorita' per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori,
servizi e forniture - avrebbero affidato, senza alcuna gara, il
servizio idrico integrato a societa' pubbliche, gia' gestori
degli stessi servizi.
   "L'Autorita' - e' scritto in un comunicato - ha deciso di
aprire un procedimento istruttorio per accertare l'eventuale
inosservanza della normativa per l'affidamento del servizio
idrico integrato nei 64 casi in cui esso e' avvenuto in favore
di societa' interamente pubbliche".
   La decisione e' stata assunta "sulla base di un'indagine
conoscitiva del 2007 che ha evidenziato come, malgrado la legge
Galli imponesse la separazione fra il ruolo di indirizzo e
controllo da quello di gestione, i servizi sono stati per lo
piu' affidati senza gara a societa' pubbliche gia' gestori degli
stessi servizi".
   L'indagine dovra' essere completata entro l'ottobre 2008 ma -
spiega l' Authority nella nota - "in particolare verra'
effettuato un immediato accertamento per gli affidamenti 'in
house' da parte dell'Ato 2 Marche Centro - Ancona alla
Multiservizi Spa e da parte dell'Ato Citta' di Milano alla
Metropolitana Milanese Spa. In particolare - nella delibera che
da l'avvio alle indagini - viene rilevato che la Metropolitana
Milanese svolge una serie di attivita' diverse dai servizi di
gestione dell'acqua che non rientrano nelle competenze dell'Ato.
Per questo l'Autorita' sugli appalti pubblici "dubita" che ci
possa essere un controllo effettivo e totale dell'Ato sulla
societa' affidataria.
   L'elenco delle societa' che saranno sottoposte a verifica e'
pero' nutrito: riguarda 64 affidamenti su 106. L'elenco,
suddiviso per regioni, e' lungo. Riguarda 17 societa' di
gestione che hanno avuto l'affidamento senza gara da parte di 5
Ato del Piemonte, di 11 societa' venete, di 10 societa'
lombarde, di 6 abruzzesi, di 5 marchigiane, di 4 liguri, di 2
calabre e di una societa' ciascuna rispettivamente nel Lazio,
nella Campania, in Puglia, nel Friuli, nella Basilicata, in
Sardegna, in Umbria, in Toscana e in Emilia Romagna. 
postato da Elenifdu alle ore maggio 22, 2008 10:02 | link | commenti
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giovedì, 15 maggio 2008

PUGLIA:protesta per l'acqua rossa 

I cittadini di Melendugno, piccola città in provincia di Lecce, sono decisi nell'azione contro l'Acquedotto pugliese e sono convinti che contestare le bollette dell'acqua possa portare alla soluzione del problema dell'acqua rossa che sgorga dai loro rubinetti.

I risultati del sondaggio hanno rivelato che a Melendugno il 95% dei cittadini non consuma l’acqua di rubinetto. Sono state tante le occasioni che hanno dimostrato la cattiva qualità dell’acqua distribuita da AQP che i cittadini la percepiscono ormai come un pericolo per la propria salute. Questa situazione è stata provocata unicamente dall’Acquedotto Pugliese, che nonostante le proteste che venivano dal Comitato e dai liberi cittadini, ha continuato ad opporre un muro di gomma contro cui tutte le segnalazioni e le lamentele degli utenti sono rimbalzate. Né i politici locali e regionali hanno fatto alcunché in quattro anni per modificare la situazione. Il tardivo incontro pubblico di giovedì prossimo, organizzato dall’Amministrazione Comunale di Melendugno a supporto della qualità dell’acqua pubblica, sostenuta da AQP, giunge in ritardo di quattro anni. Avrebbe invece fatto piacere ai melendugnesi che i politici avessero sponsorizzato e promosso presso i dirigenti dell’azienda acquadottistica il rinnovo totale delle condutture che, finora, soltanto il Comitato no acquarossa e i cittadini hanno richiesto a gran voce.

I melendugnesi pagano l’acqua tre volte di più dei milanesi, con la differenza che l’acqua dei lombardi è di indubbia qualità, e l’eccessivo costo addebitato in bolletta da AQP è dovuto all’acqua non conforme alla legge che distribuisce l’acquedotto pugliese che, molto spesso, gli utenti sono costretti a schiarire con un anomalo spreco di acqua, che viene addebitato in bolletta come eccedenza e calcolata con quattro diverse tariffe a costi straordinariamente crescenti.

Per questo motivo la Contestazione delle bollette diventa un mezzo sacrosanto per protestare contro questo iniquo trattamento che non tiene conto dell’immane spreco di acqua dovuto alla necessità di schiarire il liquido rosso che viene erogato dallo stesso Acquedotto Pugliese in orari e in quantità imprevedibili. Pertanto sulle fatture inviate da AQP gli utenti, d’ora in poi, pagheranno soltanto i costi fissi e la tariffa T1, quella minima, la sola che non prevede eccedenza di acqua, mentre contesteranno i costi derivanti dalle eccedenze T1, T2 e T3 che rappresentano un profitto a vantaggio dell’Azienda di cui gli utenti non hanno alcuna colpa.

"Questa strategia ci eviterà di cadere nella trappola della “morosità” che noi respingiamo a priori in quanto cittadini onesti e rispettosi delle leggi!” afferma con forza il coordinatore del Comitato NO ACQUAROSSA. “Noi intendiamo pagare tutto quello che consumiamo e nulla più. Le eccedenze derivano dal mancato rispetto del contratto da parte di AQP in cui è scritto chiaramente che l’Azienda deve fornire agli utenti acqua salubre e pulita, inodore, insapore e soprattutto incolore sempre e comunque! Non possiamo accettare che l’Azienda pretenda da noi il rispetto del contratto mentre essa per prima è inadempiente. E dico ciò forte del fatto che lo stesso Sindaco di Melendugno, costretto dalle analisi dell’acqua dall’ASL Lecce, effettuate su nostra segnalazione, a conferma della bontà delle nostre tesi, ha emanato ben quattro Ordinanze di divieto d’uso in altrettante vie cittadine che sono rimaste in vigore per oltre un mese.”

In definitiva il Comitato chiede in primo luogo acqua potabile “vera” e in seconda istanza uno sconto serio sui costi in bolletta (che secondo alcuni calcoli dovrebbe arrivare fino al 70%) per effetto delle eccedenze dovute all’azione di schiarimento dell’acqua che moltissimi cittadini sono spesso costretti ad effettuare, almeno fin quando le condizioni di potabilità dell’acqua distribuita da AQP non saranno ripristinate. E ciò avverrà soltanto quando tutte le condutture del sistema idrico cittadino saranno sottoposte ad un completo e serio rinnovamento.

Dopo la raccolta di firme e le due Petizioni al Parlamento Europeo, dopo gli avvisi di garanzia inviati dalla Procura di Lecce ad un alto dirigente dell’Acquedotto pugliese, ad uno della ASL di Lecce e al Sindaco di Melendugno, dopo la recente comparsa delle autobotti e le decine di contestazioni già presentate da numerosi utenti, l’AQP ha capito, anche grazie all’aiuto delle “Iene” di Italia Uno, che è necessario avviare un discorso serio con i cittadini e ha deciso di inviare il suo massimo rappresentante per cominciare a risolvere il problema. “Ci aspettiamo una seria assunzione di responsabilità da parte dell’Amministratore Unico, non chiacchiere! Se Monteforte verrà a raccontarci che la qualità dell’acqua di Melendugno è migliore dell’acqua minerale e conforme agli standards stabiliti dalla legge, può fare a meno di farsi tanta strada! A nulla serve, infatti, dichiarare che l’acqua è potabile se poi vi sono ormai tante prove che dimostrano il contrario e che inducono i cittadini a percepirla come dannosa per la salute! La qualità dell’acqua erogata dall’acquedotto pugliese a Melendugno non è per nessun motivo accettabile da parte di nessun essere umano”.

postato da Elenifdu alle ore maggio 15, 2008 10:50 | link | commenti
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mercoledì, 07 maggio 2008

(AGI) - Pechino, 6 mag. - L’obiettivo e’ ambizioso: trattare il cento per cento delle acque reflue prodotte da una citta’ che conta piu’ di 14 milioni di abitanti. Ma Pechino ha dimostrato di essere a buon punto. In pochi anni e’ riuscita a raggiungere l’obiettivo di rimettere in circolazione il cinquanta per cento degli 800 milioni di metri cubi di acque sporche prodotte ogni anno. Una sfida che la capitale cinesi si era imposta in vista dei Giochi 2008 e che fa parte del progetto ‘Olimpiade Verde’ su cui il gigante asiatico punta per affrancarsi dell’immagine di “grande inquinatore”. L’impianto di riciclo delle acque reflue di Qinghe alimenta il lago costruito nel villaggio olimpico e 60mila degli 80mila metri cubi d’acqua che ogni giorno rimette in circolazione vanno proprio a rifornire il villaggio. Non si tratta ancora di acqua potabile, ma serve per l’irrigazione dei prati, per le toilette e per il raffreddamento degli impianti industriali. “Il comune di Pechino ha investito l’equivalente di un miliardo di euro in dieci anni per il riciclo delle acque”, ha spiegato ad AgiChina24 Liang Menping, vicepresidente dell’impianto di Qinghe, “siamo riusciti a risanare fiumi che erano praticamente morti, come il Tonghui, il Ba, lo Qinghe e il Liangshui, e a trattare 800 milioni di metri cubi di acque sporche ogni anno: il 92 per cento del totale, di cui piu’ della meta’ sono stati riutilizzati”.

Il progetto, partito nel 1990, prevedeva la realizzazione di tre impianti. Oggi sono nove e il sogno e’ di rendere un giorno Pechino quasi indipendente dall’alimentazione dalle sorgenti che spesso si trovano a centinaia di chilometri di distanza. Alla fine del 2007 erano in funzione quattro impianti di riciclo con una capacita’ di quasi un milione di metri cubi al giorno, due stazioni di pompaggio per il riutilizzo e 460 chilometri di condutture. L’impianto di Qinghe, completato nel 2006, utilizza un sistema di filtraggio a membrana brevettato in Canada; un altro a carbone attivo e infine uno all’ozono. Anche l’enorme quantita’ di rifiuti derivata da questo trattamento costituisce una risorsa. Le 800mila tonnellate di liquami sono destinati agli usi piu’ disparati. Disidratati possono essere utilizzati come carburante grazie all’emissione di bio-gas (2,8 milioni di chilowattora); come fertilizzanti o persino per produrre cemento. “Si tratta di tecnologie ampiamente disponibili sul mercato internazionale”, ha assicurato Liang, “ma ci siamo rivolti a Paesi leader nel settore del riciclo delle acque: Stati Uniti, Danimarca, Canada e Svezia”.

Proprio in Svezia e’ attivo il primo esperimento per l’utilizzo di biogas per autotrazione. “Quello di riciclare il cento per cento dell’acqua consumata da una citta’ e’ destinato a restare un sogno”, ammette Liang, “ma si puo’ migliorare la qualita’ di quella che viene riutilizzata, fino a renderla potabile. In futuro saranno sempre piu’ numerose le citta’ che useranno questo tipo di tecnologia per contenere il consumo di acqua dolce dalle sorgenti”. (AGI)

postato da Elenifdu alle ore maggio 07, 2008 10:33 | link | commenti
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mercoledì, 30 aprile 2008

acqua articoloACQUA IN LOMBARDIA SUL SOLE 24ORE DI OGGI....
postato da Elenifdu alle ore aprile 30, 2008 12:13 | link | commenti
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martedì, 29 aprile 2008

"LIBERA L'ACQUA" E "PERSONE" A CIVITAS

Prosegue a gonfie vele Libera l’Acqua, campagna triennale di informazione e raccolta fondi promossa a livello nazionale dal Cipsi. Ottime notizie soprattutto per il Cesvitem: grazie ad una donazione di Tasm (Tutela Ambiente Sud Milanese), l’azienda pubblica che gestisce gli impianti di depurazione del’acqua nell’area sud di Milano, è stato infatti interamente finanziato il progetto del pozzo per la nuova scuola primaria di Carapira (Mozambico), l’iniziativa con cui la nostra associazione partecipa a Libera l’Acqua. Con 5.267 euro sarà possibile garantire il rifornimento di acqua potabile agli oltre 1.300 alunni e agli insegnanti della scuola, con un indubbio beneficio per tutte le 7.500 persone residenti nel villaggio.

Libera l’Acqua sarà presente con uno stand anche alla tredicesima edizione di Civitas, la grande kermesse del terzo settore che si terrà dal 9 all’11 maggio presso la Fiera di Padova (via Tommaseo 59). In particolare sabato 10 maggio alle ore 10, nella sala 8/B del padiglione 8, il Cipsi propone il seminario “Libera l’acqua: riconosci un diritto, portalo a tutti”. A sette mesi dal 60° anniversario della firma della Dichiarazione universale dei diritti umani (che verrà celebrato il 10 dicembre prossimo), le 45 associazioni aderenti al coordinamento intendono richiamare le responsabilità della comunità internazionale rispetto alla mancata concretizzazione del diritto all’acqua per tutti. Gli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo propongono di garantire entro il 2015 il dimezzamento del numero degli abitanti del pianeta senza accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici adeguati. Eppure ancor oggi più di due miliardi di persone, in maggioranza bambini, sono privati di questo diritto e quindi della possibilità di vivere una vita umana e dignitosa. Interverranno al seminario Guida Barbera (presidente del Cipsi), Riccardo Petrella (docente universitario e fondatore del Comitato internazionale per il contratto mondiale sull’acqua), Ron (cantante e testimonial della campagna Libera l’Acqua), don Gianni Fazzini (responsabile dell’Ufficio pastorale per gli stili di vita del Patriarcato di Venezia), Patrizia Sentinelli (già vice ministra degli Esteri), Tiziano Butturini (presidente di Tasm e promotore delle case dell’acqua), Andrea Razzini (amministratore delegato del gruppo Veritas). Modera il giornalista de L’Unità Maurizio Chierici.

Sempre all’interno di Civitas sarà allestita la mostra “Persone: Africa, società civile, cambiamento”.

libera l'acqua - civitas, 10 maggio 2008

postato da Elenifdu alle ore aprile 29, 2008 15:54 | link | commenti
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mercoledì, 26 marzo 2008

22 marzo 2008

Giornata Mondiale dell'acqua

“In Lombardia occorre cancellare la legge regionale

che obbliga a privatizzare gli acquedotti”

 

La conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, ha scelto il giorno 22 marzo come data per celebrare la Giornata Mondiale dell'Acqua.

 

Da molti anni si va ripetendo che:

-          Un miliardo e duecento milioni di persone, più o meno un quinto della popolazione mondiale, non hanno accesso ad acqua sicura.

-          2 miliardi e 400 milioni, circa il 40 per cento della popolazione del pianeta, non dispongono di impianti igienici adeguati.

-          Ogni giorno, circa 6.000 bambini muoiono per malattie causate da acqua inquinata, da impianti sanitari e da livelli di igiene inadeguati – come se 20 jumbo jet si schiantassero ogni giorno.

-          Si stima che l’80 per cento di tutte le malattie presenti nel mondo in via di sviluppo siano all’origine dell’acqua non potabile e impianti igienici inadeguati.

Sono dati conosciuti, ripetuti fino all’ostentazione, ma non bastano a modificare la realtà.

Stiamo parlando di un diritto universale inalienabile per la vita: l’acqua.

L’abitudine ad avere l’acqua potabile non ci sottrae dalla responsabilità a salvaguardarla e ad impegnarsi affinché questo bene fondamentale alla vita sia accessibile a tutti nel mondo.

 

Non si tratta di rifare l’elenco delle “buone pratiche” per un uso corretto di questo bene prezioso, occorre avere coscienza che i diritti vanno sempre rivendicati, altrimenti non esistono sicurezza e democrazia.

 

Nel caso dell’acqua i diritti devono essere chiari ed espliciti:

-          l’acqua è un bene comune inalienabile

-          l’accesso all’acqua potabile deve essere garantito in tutto il mondo

-          no alla privatizzazione degli impianti e dei servizi legati all’acqua

-          no all’inquinamento e allo spreco dell’acqua

-          si alla valorizzazione dell’acqua potabile del rubinetto: buona, comoda, controllata, poco costosa

 

In Lombardia in questi ultimi anni la questione dell’acqua ha assunto la dimensione di un problema a causa non soltanto delle conseguenze climatiche e dello sfruttamento per uso  produttivo ma per le scelte politiche che accentuano il rischio di privatizzazione dei servizi idrici (acquedotti, fognature, depuratori). Infatti la legge regionale n. 18/2006 obbliga i Comuni (riuniti negli ATO provinciali) a mettere a gara obbligatoria una parte del servizio idrico, l’erogazione, di fatto privatizzandolo.

Contro la legge regionale ben 132 comuni hanno proposto un Referendum abrogativo, dichiarato ammissibile dal Consiglio Regionale nella seduta del 5 febbraio scorso. Ora l’unico modo per superare la necessità del Referendum popolare (che si potrà tenere solo nel 2009) è quello di modificare la legge regionale nella direzione auspicata dai comuni e dai movimenti: la garanzia cioè che i servizi idrici restino totalmente in mani pubbliche, affidate a soggetti diversi dalle Spa e sottratte a logiche finanziarie di bancabilità del servizio idrico.

Infatti solo attraverso la gestione pubblica e partecipata potrà essere garantito a tutti i cittadini il diritto all’acqua. Gestione pubblica deve significare: un servizio efficiente, una tariffa che tenga conto della “fascia del diritto” (pari a 50 litri pro-capite al giorno), la garanzia della buona qualità dell’acqua potabile, la manutenzione delle reti e il contenimento delle perdite, la partecipazione diretta degli enti locali e dei cittadini al governo del bene acqua.

Celebrare la Giornata dell’acqua in Lombardia significa quindi battersi affinché venga mantenuta la gestione totalmente pubblica degli acquedotti e sollecitare i consiglieri affinché nello Statuto della Regione Lombardia, in fase di approvazione da parte del Consiglio regionale,  sia riconosciuto lo status dell’acqua come bene comune pubblico e l’accesso all’acqua come un diritto umano.

Coordinamento Acqua Lombardia

postato da Elenifdu alle ore marzo 26, 2008 10:02 | link | commenti
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martedì, 04 marzo 2008

Mappati gli impatti umani sugli oceani


Per la prima volta è stata mappata l’impronta complessiva delle 17 attività dell’uomo sugli ecosistemi marini: la pesca, i cambiamenti climatici e l’inquinamento hanno lasciato un forte impatto sugli oceani. La situazione è allarmante perché gli scienziati hanno dimostrato che più del 40% dell’ecosistema marino è stato profondamente colpito.

Le conseguenze sono maggiori di quelle previste nel Mare del Nord, nel mare cinese del Nord e del Sud, nei Caraibi, nel Mediterraneo, nel Mar Rosso, nel Golfo Persico, nello Stretto di Bering, lungo la costa Orientale del Nord America e in gran parte del Pacifico Orientale. Sembrano escluse le calotte polari, seppur profondamente colpite dallo scioglimento dei ghiacci.

Sono stati colpiti svariati ecosistemi su diversi livelli  lo studio ha rivelato che quasi il 50% delle barriere coralline sono state pesantemente danneggiate. Altre aree interessate dall’impatto umano sono le foreste di mangrovie, le catene montuose sottomarine, le piattaforme continentali e le scogliere rocciose. Gli ecosistemi più vicini alla superficie hanno subito profonde modificazioni non sempre ripristinabili.

A differenza dei precedenti studi incentrati su una singola area geografica o per lo più di un solo fenomeno su scala globale, questo studio dovrebbe guidare lo sviluppo e la gestione futura delle risorse marine, per progettare il trasferimento delle attività ad alto impatto lontano dalle aree più delicate.

Per effettuare l’analisi efficace su scala globale, l’intera superficie oceanica è stata divisa in piccole “cellule” di un chilometro quadrato. Per ciascuna è stata analizzato l’impatto di 17 attività umane con impatti più o meno consistenti. La pesca, l’utilizzo dei pesticidi sulle colture adiacenti al mare, lo sviluppo costiero, l’inquinamento da traffico marittimo sono le attività a più alto impatto. Il 41% delle “cellule” sono esposte ad impatti medio-alti, mentre lo 0.5% (circa 850000 miglia quadrate) versa in gravi condizioni.

I risultati, pubblicati sulla rivista Science, testimoniano una condizione critica ma migliorabile tramite una serie di politiche di tutela ambientale. Istituire delle zone in cui è vietata la pesca, riorganizzare le rotte commerciali marittime e regolamentare lo sfruttamento delle risorse sono solo alcune delle politiche da intraprendere per conservare l’ecosistema marino e permetterne l’utilizzo sostenibile.

postato da Elenifdu alle ore marzo 04, 2008 10:28 | link | commenti
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mercoledì, 20 febbraio 2008


   LA SCOMMESSA DELL'ACQUA PUBBLICA
                  Prospettive a Milano e in Lombardia

Giovedì 28 febbraio alle ore 18.00 presso in negozio Civico Chiamamilano,
Largo Corsia dei Servi (MM Duomo e S.Babila)
Buona, controllata e poco costosa, l'acqua del rubinetto è "minacciata" a Milano e in
Lombardia da una legge regionale che vuole privatizzare la gestione degli
acquedotti.
Cittadini, movimenti e con loro 132 comuni lombardi hanno potuto esprimere il loro dissenso
verso una legge che obbliga a privatizzare lʼacqua, bene vitale per eccellenza. Il 5 febbraio è
stata votata in consiglio regionale l'ammissibilità del referendum che chiede lʼabrogazione di
questa legge.
Nonostante questa vittoria l'impegno perchè l'acqua torni pubblica tuttavia non è terminato.
Il dibattito chiama a raccolta tutti i cittadini che intendono capire possibili implicazioni della
privatizzazione nella vita quotidiana, in particolare per la città di Milano.
Interverranno:
Emilio Molinari, Presidente del Comitato Italiano del Contratto Mondiale sullʼAcqua
 Marco Cipriano, Vice Presidente del Consiglio Regionale
Giancarlo Peterlongo, CAP Gestione, Direzione Esercizio Acquedotti
Basilio Rizzo, Consigliere Comunale Uniti con Dario Fo per Milano*

Modera il dibattito Luca Martinelli, Altreconomia, che in occasione dell'incontro presenterà:
"Piccola guida al consumo critico dell'acqua "(Altreconomia).
*In attesa di conferma

Per informazioni rivolgersi a:
Negozio Civico CHIAMAMILANO
Tel. 02 76398628
negozio@chiamamilano.it, www.chiamamilano.it
postato da Elenifdu alle ore febbraio 20, 2008 12:44 | link | commenti
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mercoledì, 06 febbraio 2008

                      REFERENDUM SI!!!!!!!!
Milano, 5 febbraio 2008 - Il Consiglio Regionale della Lombardia ha oggi, 5 febbraio, finalmente votato,dopo 4 rinvii, l'ammissibilità del Referendum per l’abrogazione della legge regionale sull'acqua, la n. 18/2006. Il Referendum è stato ammesso con 34 voti a favore - molti più  dei Consiglieri Regionali di minoranza - 25 astensioni e nessun contrario. Come si ricorderà, il Referendum è stato richiesto da 132 Comuni della Lombardia e sostenuto dal Contratto Mondiale sull’Acqua, dai vari Comitati lombardi e dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.
 
E' una vittoria dei cittadini, dei Movimenti, dei Comuni che hanno caparbiamente lavorato insieme in questi mesi per difendere il diritto all'acqua pubblica e che martedì scorso avevano manifestato davanti al Pirellone (vedasi foto www.circoloambiente.org/acqua/presidio20080129.html).
E’ una vittoria della democrazia dal basso, in cui cittadini e Comuni hanno potuto esprimere il loro dissenso ad una legge che obbliga a privatizzare l’acqua, bene vitale per eccellenza.
 
Ma l’impegno contro la privatizzazione dell’acqua in Lombardia non è finito qui: in Commissione Ambiente è infatti approdato il Progetto di Legge presentato dalla Giunta Regionale che intende cambiare solo alcuni punti della attuale legge regionale, senza accogliere le proposte referendarie. Nel PdL l’unica “apertura” è la possibilità di affidare l’erogazione alla stessa società patrimoniale “in house” per un massimo di 7 anni; dopo tale periodo si dovrà passare alla gara. Se da una parte si tratta di un arretramento della Giunta, dall’altra il PdL non recepisce le indicazioni referendarie sui punti politici di fondo riguardanti i modelli gestionali e la natura pubblica dei servizi idrici. Solo la modifica di tutti gli articoli che il Referendum vorrebbe abrogare, potrebbe rendere non più necessario il suo svolgimento e questa verifica sarà al centro del Tavolo di confronto che si è aperto con la Regione.
Il Comitato auspica che i 132 Comuni referendari tengano ferma la richiesta al Consiglio Regionale di cambiare la legge regionale, affinché la proprietà, la gestione e l’erogazione dei servizi idrici restino in mani totalmente pubbliche.
 
I quesiti referendari e le richieste dei sindaci lombardi si inseriscono infatti nella direzione auspicata dai 57.000 cittadini lombardi e dai 400.000 italiani che hanno sostenuto la legge di iniziativa popolare nazionale (www.acquabenecomune.org), depositata in Parlamento, e che ora chiedono di:
-          far rispettare la moratoria votata dal Parlamento, che sospende fino a dicembre 2008 ogni nuovo affidamento a società di capitali;
-          consentire l’affidamento del servizio idrico ad enti di diritto pubblico (di proprietà dei Comuni), gli unici che non rispondono a logiche di mercato.
 
Solo in questo modo potremo avere la certezza che anche in Lombardia l’acqua resterà in mani totalmente pubbliche. L’acqua è un bene essenziale che non può essere gestito pensando al mercato.
 
Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua
postato da Elenifdu alle ore febbraio 06, 2008 11:13 | link | commenti
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mercoledì, 30 gennaio 2008

La Regione Lombardia in brutte acque
Duecento persone, settanta sindaci e i rappresentanti di tutti i partiti del centrosinistra della Regione Lombardia hanno partecipato ieri mattina al presidio contro la legge regionale che obbliga i comuni a privatizzare l’acqua. Lo hanno organizzato a Milano i Comitati a difesa dell’acqua pubblica, sostenitori del referendum abrogativo di alcuni articoli della legge regionale 18/06. Oggi il consiglio avrebbe dovuto votare sull’ammissibilità del referendum richiesto da 132 consigli comunali [più del doppio di quelli necessari], ma il presidente del consiglio regionale, senza coinvolgere i capigruppi, ieri ha spostato senza data la riunione.
La legge obbliga gli Ato che gestiscono i servizi idrici a mettere a gara l’affidamento, cioè a privatizzare. Il sogno di Roberto Formigoni–che sull’acqua teme di perdere la faccia sul piano nazionale–resta un’unica multiutility regionale per gestire i servizi di gas, energia, rifiuti e acqua [in Lombardia esiste già la più grande impresa privata, l’A2A, cui sono affidati servizi pubblici]. La giunta regionale, intanto, ha annunciato che proporrà alcune modifiche alla legge, «che di fatto non cambiano la sostanza del provvedimento, vogliono dimostrare che il referendum non serve. La scelta del consiglio regionale di ieri calpesta la democrazia,i sindaci valuteranno se agire per omissione di atti d’ufficio» dice Roberto Fumagalli del movimento per l’acqua.
postato da Elenifdu alle ore gennaio 30, 2008 09:57 | link | commenti
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venerdì, 25 gennaio 2008

 
 
CONTRO LA LEGGE REG.18 CHE OBBLIGA I COMUNI LOMBARDI A PRIVATIZZARE L’ACQUA
 
 
VOGLIAMO IL REFERENDUM !
 
 
 
 Martedì mattina, 29 gennaio 2008, il Consiglio regionale discute l’ammissibilità del referendum abrogativo della Legge 18, che obbliga i Comuni a privatizzare i propri servizi idrici, referendum richiesto da ben 117 Consigli comunali della Lombardia.
 
 
Il Comitato Milanese Acqua chiama tutti a un
 
Presidio
 
davanti alla Regione Lombardia
via Fabio Filzi 22
martedì 29 gennaio, ore 9:30
 
 
 
Venite in tanti !
 
 
 
 
 
Si tratta di un appuntamento molto importante nella vertenza acqua in Lombardia. C'è infatti il rischio che la maggioranza respinga il Referendum adducendo cavilli legali. Solo con una forte presenza di cittadini, movimenti, associazioni, sindacati, oltre ai Sindaci referendari, potremo "condizionare" il voto in Consiglio. E' importante che fin da ora ogni Comitato locale sensibilizzi i propri aderenti e i Comuni del territorio (sia quelli che hanno votato il Referendum che tutti gli altri) a partecipare al presidio, con striscioni, megafoni, gonfaloni, Sindaci in fascia tricolore.
 Comitato Milanese sull'ACQUA
 
                                                                                                   
                                   VOGLIAMO IL REFERENDUM
 
29 gennaio 2008 : dopo molti rinvii, il Consiglio della Regione Lombardia discute e vota l’ammissibilità di un referendum abrogativo di alcuni articoli della Legge regionale n.18/2006 che obbliga tutti i Comuni lombardi a consegnare ai privati i propri servizi idrici.
 
Il referendum è stato proposto, sulla base dello statuto della Regione, dai Consigli comunali di ben 117 Comuni lombardi (ne sarebbero bastati 50), che hanno deliberato la necessità di abrogare i principi base della legge:
1.          l’obbligo per gli ATO (ambiti territoriali ottimali: formati in genere da diversi comuni, per la gestione del ciclo dell’acqua) di mettere a gara l’affidamento dei servizi idrici, quindi di fatto di privatizzare;
2.          l’obbligo di separare gestione ed erogazione, come se l’erogazione dell’acqua fosse una funzione separata dalla gestione del servizio idrico;
3.          la possibilità di cedere ai privati parte della proprietà delle strutture (reti, impianti).

La richiesta di referendum abrogativo da parte dei Comuni interviene peraltro in un contesto nazionale in cui:
  • più di 400.000 firme hanno sostenuto la legge di iniziativa popolare per la difesa dell’acqua pubblica in Italia;
  • il Governo ha impugnato, per motivi di incostituzionalità, la legge della Regione Lombardia;
  • il Governo ha altresì votato una moratoria di un anno, fino a dicembre 2008, che impedisce di cedere l’acqua a delle SpA.
 
La Regione Lombardia vede dunque bloccata la sua iniziativa, tesa ad affrettare la privatizzazione dei servizi idrici per mettere tutti, Governo compreso, davanti al fatto compiuto. Adesso il Consiglio regionale dovrà discutere l’ammissibilità del referendum e ci auguriamo che nella decisione non intervengano logiche di maggioranze politiche, magari avvalendosi di cavilli tecnici, poiché equivarrebbe a negare l’istituto del referendum, e soprattutto a negare ai cittadini il diritto di esprimere le proprie scelte.
 
Portare acqua potabile nei rubinetti delle case dei cittadini è stata e resta una delle grandi missioni pubbliche della politica. Il principio che l’acqua è un bene comune dalla cui potabilità dipende la vita e la salute di tutta la comunità, e che pertanto va garantito a tutti, ha segnato profondamente il cammino di civilizzazione della nostra società e non può essere demandato alla speculazione privata, né svenduto ad interessi di parte politica.
 
La richiesta di referendum abrogativo, da parte di 117 Consigli comunali, rientra perfettamente in questa linea: intende rendere la cittadinanza consapevole delle sorti che la politica riserva al servizio idrico e portarla ad esprimersi su queste grandi opzioni.
 
Chiediamo che il Consiglio Regionale rispetti la volontà espressa dai 117 Consigli comunali che, a nome della cittadinanza, hanno deliberato la richiesta di referendum abrogativo, in piena autonomia dai partiti e in modo trasversale a tutte le opinioni politiche. E’ una grande prova di democrazia che non può essere umiliata né da tortuosi cavilli mai sollevati prima d’ora, né da arroganti colpi di maggioranza.
 
Il Consiglio regionale ha il dovere di rispettare le leggi e le volontà popolari, vale a dire:
·              votare la palese legittimità del quesito referendario;
·              rispettare la moratoria in atto nel paese e fermare ogni affidamento a SpA.
 
 
 
 
Comitato lombardo acqua pubblica - Comitato milanese acqua –
Forum italiano dei movimenti dell’acqua - Contratto mondiale sull’acqua
postato da Elenifdu alle ore gennaio 25, 2008 11:02 | link | commenti
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Utente: Elenifdu
La scarsità dell'acqua non è quasi mai assoluta, ma molto più spesso relativa alla struttura di consumo e alle capacità di trasferimento e di adattamento, che variano da una società all'altra.....(Frederic Lassere) .....nonostante le donne abbiano la fondamentale responsabilità della distribuzione dell'acqua e, nei cosidetti paesi in via di sviluppo, sopportino sulle loro spalle il carico quotidiano di approvigionamento della loro comunità, esse sono le ultime a poter gestire e decidere dell'acqua....(Forum Mondiale sull'Acqua, Ginevra Marzo 2005)

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