“La vera crisi mondiale è la scarsità di acqua” ha detto Elisabeth Dowdeswell, direttrice del programma ambientale dell’ONU. “La salubrità dell’acqua è minacciata dall’inquinamento agricolo, dagli scarichi urbani, dal sovrasfruttamento, mentre la deforestazione sconvolge le piogge”. Queste parole pronunciate da un alto funzionario delle Nazioni unite racchiudono in modo sintetico ma esaustivo le attuali condizioni sullo stato d’essere dell’acqua.
Non a caso il primo danno a cui ci si riferisce è quello relativo all’agricoltura, oggi nel mondo circa l’ 85% dell’acqua potabile utilizzata è impiegata in agricoltura e nell’industria, mentre la restante percentuale si utilizzaper l’uso domestico.
In questi anni la maggiore difficoltà e fonte di problemi è l’utilizzo che si è fatto e si sta ancora facendo in agricoltura.
Storicamente l’inizio di questa tendenza si è avuta con l’introduzione, negli anni settanta, dell’agricoltura intensiva.
La cosiddetta rivoluzione verde, esportata in moltissimi paesi del sud del mondo (ex colonie europee), prevedeva l’utilizzo di pericolose sostanze chimiche: pesticidi ed antiparassitari che avrebbero favorito un’abbondante e sicura produzione.
Queste sostanze chimiche, troppo spesso, utilizzate in modo volutamente incontrollato dai vari stati, in nome della crescita economica, hanno provocato danni indelebili all’ambiente e non solo all’acqua.
Infatti questi agenti riescono a penetrare facilmente nel terreno sino a raggiungere le falde acquifere sotterranee ed inquinarle. Come se non fosse sufficiente al danno ambientale provocato da questo tipo di agricoltura, vi si unisce il triste paradosso che i paesi produttori di cibo siano stati, soprattutto, nell’ultimo secoloanche quelli più affamati.
La Dowdeswell cita poi i danni relativi agli scarichi urbani. Infatti negli ultimissimi decenni, esattamente a partire dalla fine degli anni settanta,il numero delle megalopoli è aumentato notevolmente e parallelamente la popolazione urbana creando, in tutto il mondo importanti flussi migratori dalle zone rurali a quelle urbane.
Tale meccanismo ha accelerato il gap esistente tra fasce della popolazione economicamente avvantaggiate e quelle, sempre più povere. Da sempre una delle principali conseguenze degli stati di povertà dipende dall’assenza di strutture pubbliche che assicurino il soddisfacimento dei diritti di base, tra cui quello relativo all’accesso all’acqua potabile è fondamentale.
Oggi nel mondo, ogni giorno, muoiono circa 30.000 mila persone per motivi legati all’assenza di acqua potabile. La maggior parte di queste persone sono bambini in età infantile, dai 0 ai 5 anni, e donne.
Le principali malattie legate all’acqua inquinata o contaminata sono la diarrea e la dissenteria.
La scarsità dell'acqua non è quasi mai assoluta, ma molto più spesso relativa alla struttura di consumo e alle capacità di trasferimento e di adattamento, che variano da una società all'altra.....(Frederic Lassere)
.....nonostante le donne abbiano la fondamentale responsabilità della distribuzione dell'acqua e, nei cosidetti paesi in via di sviluppo, sopportino sulle loro spalle il carico quotidiano di approvigionamento della loro comunità, esse sono le ultime a poter gestire e decidere dell'acqua....(Forum Mondiale sull'Acqua, Ginevra Marzo 2005)