Buongiorno.
Quello che segue è un articolo molto interessante e ricco d'informazioni scritto da un'amica ed una professionista che da diversi anni si occupa di cooperazione internazionale.
Il testo che segue nasce da un'esperienza e una ricerca di Chiara, fatta in India e la sua volontà di diffondere in modo chiaro e professionale quello che sta accandendo ai fondali dello stato indiano del Tamil Nadu, in nome di politiche atte a favorire lo sviluppo e la crescita locale.
Buona lettura e grazie nuovamente a Chiara che mi ha dato la possibilità di farvi conoscere questo interessante studio.
La Rivoluzione Blu: come un pugno di gamberetti può detrminare le sorti di una popolazione.
"Più della metà della popolazione mondiale è concentrata sulle aree adiacenti alle coste e trae il proprio sostentamento dalla pesca e dalle attività ad essa correlate. Negli ultimi 20 anni, le continue difficoltà che queste popolazioni hanno dovuto affrontare a causa dell’inquinamento, della massiccia distruzione delle risorse costiere e della pesca selvaggia, per citarne alcune, ha condotto le grandi organizzazioni internazionali a reputare l’acquacoltura come una soluzione alla loro difficile situazione. L’acquacoltura consiste nella creazione di ambienti artificiali in cui allevare pesci e molluschi ai fini del consumo umano e la sua introduzione nelle politiche sostenute dalle grandi organizzazioni, tra cui la FAO, la Banca Mondiale e la Banca di sviluppo asiatica quale componente degli aggiustamenti strutturali imposti alle nazioni che si trovavano nella trappola del debito internazionale, è stata accolta con grandi speranze e denominata “Blue Revolution”, Rivoluzione Blu. Si credeva che questo tipo d’intervento avrebbe portato ad un sensibile miglioramento della qualità della vita delle popolazioni locali, attraverso l’aumento del reddito costituito da una variazione nelle attività economiche ed una diversificazione della dieta ma … nessun pescatore indiano o tailandese si nutre di gamberi: questi vengono direttamente inviati ai mercati stranieri, in America, in Giappone e non da ultimo in Europa. Si calcola che alla fine degli anni ’90 un quarto dei 2 milioni e mezzo di tonnellate di gamberi prodotti su scala mondiale provenisse da allevamenti, mentre negli anni ’80 questa proporzione ammontava a circa un ventesimo.
La realtà purtroppo ha dimostrato che la Rivoluzione Blu non ha apportato alcun beneficio a favore delle zone costiere, bensì ha contribuito ad inasprire e compromettere le situazioni di povertà già esistenti lungo le spiagge oceaniche di molti Paesi del Sud del mondo.
Il caso più eclatante è appunto costituito dagli allevamenti di gamberetti, diffusisi in America Latina, dall’Ecuador al Brasile e nei Paesi asiatici, prima in Tailandia ed ora fino nell’India del Sud.
La realtà che andremo a raccontare si trova proprio in questa zona, sul delta di uno dei fiumi più importanti dell’area meridionale del subcontinente, il Cauvery, nello Stato del Tamil Nadu. La popolazione locale, già martoriata dalla povertà, dalla siccità e dalla carestia, ha dovuto affrontare in questi ultimi anni le conseguenze dei disastri ambientali ed umani causati dagli allevamenti di gamberetti.
Le grandi multinazionali, favorite dal clima politico di sostegno all’acquacoltura, hanno cominciato ad impadronirsi di estesi terreni adiacenti alle coste per trasformarli in enormi vasche in cui ricreare un habitat adatto al proliferare dei gamberetti. Questi ultimi infatti necessitano di un mix di acqua dolce e di acqua salata, che viene fatta derivare direttamente dal mare. Per fare ciò è stato però necessario estirpare gli alberi di mangrovie che da sempre vivevano sulla costa, proteggendola dagli agenti esterni, come i cicloni e gli uragani, e costituendo in sé un ambiente adatto alla proliferazione di svariate specie di pesci e animali acquatici. Le mangrovie, con le loro intricate radici, impedivano infatti l’afflusso delle acque salate nei bacini artificiali e per questa ragione si era reso indispensabile estirparle. In seguito, dopo la creazione delle grandi vasche in cui ospitare le specie da allevare, si è provveduto ad alimentare i gamberetti con sostanze chimiche, tra cui gli antibiotici, a cui erano aggiunti pesticidi e disinfettanti per l’acqua, che senza problemi vengono puntualmente fatti rifluire nei canali circostanti, o nel mare, inquinando ulteriormente le falde acquifere e l’Oceano.
Le conseguenze di tutto ciò sull’ambiente risultano evidenti. La salinizzazione del terreno l’ha reso sterile ed improduttivo, l’inquinamento e lo sfruttamento delle acque dolci ne ha esurito le riserve e reso inutilizzabile ciò che ne è rimasto, l’assenza delle mangrovie dalla costa ha reso devastante l’impatto di fenomeni naturali quali gli uragani e privato molte specie di animali acquatici del proprio habitat ideale.
Ma le conseguenze sull’uomo lo sono ancora di più. In primis, gli abitanti delle zone costiere si ritrovano senza terra fertile e disoccupati, poiché le coltivazioni di gamberetti non necessitano di molta manodopera (si calcola che in India vengano impiegati 3 lavoratori per ettaro, contro i 35 impiegati nelle coltivazioni di riso), senz’acqua potabile a disposizione né per sé, né per gli animali d’allevamento, il cui numero si riduce sensibilmente e con dell’acqua altamente inquinata che provoca gravi malattie alla pelle, tra cui l’itterizia, e diarrea, oltre che nell’impossibilità di rivolgersi alla pesca come fonte di sostentamento, visto che anche la zona costiera presenta alti tassi d’inquinamento ed il pesce si trova solo molto al largo. Peccato che questa zona sia limitrofa allo Sri Lanka, in alcuni punti distante solo 18 chilometri, e che i pescatori che si spingono al largo rischino la prigione, per aver superato le acque territoriali.
Tra coloro che trovano occupazione negli allevamenti figurano principalmente donne e bambini, sfruttati e sottopagati. Tra le lavoratrici si sono riportati diversi casi di abuso sessuale, tanto conosciuti a livello locale da pregiudicare la reputazione delle giovani impiegate in questo genere di attività, negando loro la possibilità di contrarre un buon matrimonio. I bambini invece, costretti a lasciare gli studi a causa delle pessime condizioni economiche in cui versa la maggior parte delle famiglie, lavorano in condizioni difficilissime in ambienti malsani, immersi quotidianamente nell’acqua ed esposti al sole per lunghe ore.
E dire che l’attività di allevamento di gamberetti è ben poco sostenibile, poiché si sviluppa in pochi anni, 5 o 10 al massimo, e dev’essere poi trasferita altrove, con un metodo che in Inglese viene denominato “rape and run”, espressione che potrebbe essere tradotta come “violenta e poi scappa”, proprio a causa dei danni ambientali da essa stessa provocati, che a distanza di pochi anni rendono impossibile continuare ad allevare questi animali nello stesso luogo. Le estensioni di terreno abbandonate sono in seguito difficilmente riconvertibili per attività agricole a causa dell’impoverimento e della sterilità delle risorse primarie, terra ed acqua.
In tutto il mondo la popolazione locale ha avviato delle piccole ma grandi lotte contro lo sfruttamento dell’ambiente e dell’uomo al fine di produrre questi animaletti destinati alle mense dei Paesi industrializzati: dagli stati di Piauì e Rio Grande do Norte in Brasile alla regione di Guayas in Ecuador, arrivando a Manila nelle Filippine, a Sumatra in Indonesia, al villaggio di Paklok in Tailandia, si giunge nello stato del Tamil Nadu nel Sud Est dell’India, e più precisamente nel distretto di Nagapattinam, dove una coppia di anziani seguaci di Gandhi, Jaganathan e la moglie, Krishnammal, insieme ad un gruppo di fedeli sostenitori, appartenenti all’ong LAFTI e al Grama Swarajya Iyakkam, hanno da anni avviato una lotta pacifica, una satyagraha, fatta di digiuni, sit in, sensibilizzazione della popolazione, portando il caso fino alla Corte Suprema di Delhi, ricevendo in cambio minacce fisiche, percosse, finendo persino in carcere per aver manifestato apertamente le loro idee contrarie allo sfruttamento della zona del delta del Cauvery e a favore della popolazione locale, costituita per la maggior parte da dalits, coloro che occupano il gradino più basso della rigida scala sociale indiana.
Nel villaggio di Perunthottam agli inizi degli anni ‘90, per esempio, dopo ben 10 anni di sfruttamento da parte delle multinazionali dell’acquacoltura, la polizia rispose alle proteste della cittadinanza ormai ridotta allo stremo, appiccando il fuoco alle loro case di paglia e fango. La maggior parte degli abitanti della zona fu costretta ad emigrare, nella ricerca di una sistemazione migliore. In India, così come in molti altri Paesi del Sud del mondo, capita frequentemente che i fenomeni migratori sfocino in un peggioramento delle condizioni di vita di chi lascia la propria terra: l’illusione di poter godere di maggiori opportunità spinge infatti a spostarsi verso le grandi città, dove l’unico rifugio è costituito dalle periferie, dalle bidonvilles e dagli slum.
L’11 dicembre 1996, la Corte Suprema sentenziò la dannosità degli allevamenti di gamberi, ordinandone lo smantellamento se situati nella cosiddetta Coastal Regulation Zone, l’area che si trova nel raggio di 500 metri dalla costa; subito le multinazionali coinvolte replicarono dando aspra battaglia contro l’applicazione della sentenza, dando via ad una disputa che è tuttora in corso."
di Chiara Segrado
Buonpomeriggio a tutti,
a seguito della Circolare del Ministro Marzano sulla vendita "per legge" di bottigliette d'acqua monoduso e sigillate molti soggetti ed associazioni, come la nostra, si sono mosse per una contro-azione.
Il Contratto Mondiale dell'acqua risponde con una campagna per bere nei locali pubblici acqua di rubinetto ed invitando: gli enti locali, gli esercenti, le associaizoni ambientaliste e dei consumatori ad aderire alla campagna.
Questa azione vuole invitare tutti i cittadini a servirsi esclusivamente dei locali pubblici che partecipano alla campagna continuando a servire "il bicchiere d'acqua di rubinetto".
Aderiamo a questa campagna perchè l'acqua è un diritto e non un bisogno, perchè l'acqua non può e non deve divenire una merce ma è una risorsa naturale, da conoscere e rispettare.
Grazie a prestissimo.
Buongiorno.
Qualche giorno fa guardando, come immagino sia capitato a tutti voi, i molti servizi sulla scomparsa del Papa, mi è capitato più volte di sentire dire, quasi con una punta di orgoglio, che durante il giorno dei funerali erano state distribuite circa 3 milioni di bottigliette d'acqua minerale.
La mia prima reazione è stata paura e rabbia.
L'Italia è il paese europeo con il maggiore consumo pro-capite di acqua minerale circa 183 lt a persona anche se il nostro paese è caratterizzato da una buona presenza (in termini quantitativi e qualitativi) di acque di sorgente e di falda.
L'Italia è il paese in cui è recentissima la Circolare del Ministro delle Attività produttive Marzano che introduce il divieto, all'interno dei locali pubblici, di vendita di bicchieri d'acqua obbligando, invece, la vendita di bottigliette d'acqua minerale monodose.
La circolare pare non tenere in alcuna considerazione, ma al contrario, il fatto che l'acqua dei nostri rubinetti è per legge garantita in termini di potabilità e di purezza dalle ASL (Aziende Sanitarie Locali), dalle Agenzie regionali di Controllo e dai Comuni.
La Circolare pare non tenere conto che ad oggi il consumo di acque in bottiglia produce, in Italia, annualmente circa 5 miliardi di bottigliette di cui circa 1/5 viene smaltito mentre il resto va negli inceneritori, con danni importanti all'inquinamento atmosferico.
La Circolare pare non tenere conto di quello che negli ultimi anni sta accadendo a livello non solo italiano ma anche internazionale; ossia la graduale presa di posizione da parte della gente comune, sul fatto che l'acqua dev'essere un bene pubblico non solo nella sua gestione ma anche e soprattutto nella sua distribuzione.
Se la Circolare si basa sulla volontà di salvaguardare la salute dei cittadini nega contemporaneamente la capacità e la legittimità da parte degli enti locali di controllare la buona qualità dell'acqua.
Se la Circolare nasce con l'intento di migliorare le condizioni di vita dei cittadini allora non conosce i danni provocati all'ambiente, dunque anche all'uomo, di enormi quantitativi di rifiuti plastici, inutili, visto ceh la nostra acqua dei rubinetti veine controllata più frequentemente di quella delle bottiglie.
Se la Circolare nasce con l'idea che l'acqua in bottiglia sia più salutare, non inquinata e si possa conservare meglio, sembra agire più per gli interessi delle grandi aziende italiane del commercio(specialmente mediatico/pubblicitario), delle acque minerali e poco per gli interessi dei cittadini.
Un atteggiamento di questo tipo fa perdere nelle persone fiducia che l'acqua del proprio rubinetto sia buona e vista la sua insostituibilità le convince ad acquistarla ma l'acqua è uno dei servizi di base che uno stato deve poter sempre assicurare!!??
Credo che continuare a scrivere non mi porterebbe che a dire sempre la stessa cosa: non si può permettere che l'acqua venga ulteriormente commercializzata, che addirittura l'acqua sia obbligatoriamente solo disponibile in bottiglia, negando un ulteriore libertà di scelta da parte dei venditori (dei locali pubblici) e dei consumatori.
Buona serata







buongiorno,
oggi mi permetto solo due parole o meglio un saluto che non vuole dire altro alle mille, forse troppe cose, che sono state pronunciate in questi giorni e non ha una bandiera nè politica, nè religiosa è un saluto semplice e sincero ad un uomo: Karol Wojtyla che credo abbia fatto molto, criticabile più o meno, ma ha dato modo di parlare spesso di cose, paesi e situazioni che la gente non conosceva o di cui aveva idee e pregiudizi non rappresentativi di quelle realtà.
Grazie.
Buongiorno a tutti, vedo che ci sono diverse persone che visitano il blog ma ancora pochi esprimono la loro idea, ma come direbbe un buon saggio: ogni cosa ha il suo tempo.....ed io sono fiduciosa.
Oggi voglio comunicare che dal 10 al 16 aprile in tutto il mondo migliaia di organizzazioni ed associazioni "festeggeranno" la Global Week of Action. L'iniziativa nasce nel 2003 a New Delhi, in India, all'interno del Social Forum. Molte organizzazioni, da tutto il mondo, si riuniscono e stabiliscono l'importanza di definire una settimana, ogni anno, in cui organizzare: eventi, incontri ed iniziative di vario genere "per sollevare l’attenzione sui problemi degli attuali accordi commerciali e proporre delle alternative". Per avere tutte le informazioni su questa settimana vi rimando al sito: www.gwa2005.org (il portale è anche in italiano).
Se parliamo di accordi commerciali,spesso, poco attenti alle ripercussioni sulle popolazioni e sui sistemi economici dei paesi, viene subito in mente l'acqua e tutto quello che negli ultimi anni, con ritmi molto sostenuti, sta avvenendo. Non per nulla anche a seguito del Secondo Forum Alternativo dell'Acqua a Ginevra, tra i punti principali è emersa la necessità di non mercificare e privatizzare l'acqua, a dispetto di quello che invece a livello: regionale, nazionale ed internazionale sta avvenendo.
A Ginevra una delle priorità emerse in modo trasversale in tutti i documenti è la necessità di escludere l'acqua dalla sfera del commercio e dalle regole del mercato, in modo particolare:
Nella settimana dal 10 al 16 aprile 2005, anche Fratelli dell'Uomo con altre associazioni di Milano sarà presente con attività di vario tipo.
Nei prossimi giorni il comunicato stampa dell'inizitiva lo troverete sul sito del GWA.
Grazie e a presto..