
In questi giorni in cui il caldo e l'afa la fanno da padrone, riemerge come di consueto negli ultimi anni l'incubo della "Crisi Idrica".
Il fenomeno tocca tutta l'Italia dal sud al nord del paese e procura ingenti danni di varia natura con il rischio, secondo la Protezione Civile, di dover decidere tra poche settimane se utilizzare l'acqua per l'uso domenstico, la produzione d'energia o l'utilizzo in agricoltura.
In tal senso appare strano e difficile da comprendere come non si sia potuto prevenire prima una situazione così grave, Solitamente si attribuiscono le cause all'instabilità della natura e a cambiamenti climatici sempre più stravanganti.
In realtà i cambiamenti di cui si parla sono conseguenza di politiche economiche poco attente, ci sono vari studi in merito www.millenniumassessment.org (un sito interessante, ricco d'informazioni ma da guardare con attenzione visto la provenineza degli studiosi, spesso interpelalti) che ammettono il motivo di un peggioramento della natura ad opera dell'uomo.
Negli ultimi anni in Italia la politica sull'acqua si è maggiormente preoccupata ad accelerrare i processi di privatizzazione e l'affidamento delle risorse idriche ad aziende multiutility piuttosto che concentrarsi su una politica degli sprechi nei consumi e nella differenziazione degli usi delle risorse idriche.
L'Italia è il primo consumatore in Europa di acque in bottiglia.
L'italia è il primo paese in Europa per l'utilizzo quotidiano di acqua, circa 228 litri a persona.
Nel nostro paese i livelli di perdita delle reti di distribuzione sono di circa il 35% sino al 60% di alcune regioni del sud Italia, i principali motivi si attribuiscono alla cattiva e mancata manutenzione ed adeguato monitoraggio dei sistemi.
I danni arreccati da un'agricoltura di tipo intensivo, tipo il mais, che utilizza altissime quantità di acqua potabile e che spesso vedono delle eccedenze di produzione rispetto alle normative dell'Unione Europeache e vengono sistematicamente distrutte. Infatti la percentuale di acqua utilizzata in agricoltura, a causa di una manutenzione poco attenta e di sitemi d'irrigazione poco sostenibili, rappresenta il 50% di tutta l'acqua prelevata. In questo senso si potrebbe riproporre o meglio pensare ad una politica di raccolta di acqua piovana da destinarsi all'agricoltura.
In questi giorni i movimentii che si occupano della difesa dell'acqua e di una sua gestione partecipata, chiedono con forza un'invesrsione dell'attuale politica che consideri veramente l'acqua un bene comune e che dunque adotti manovre più coscienti, responsabilii e sostenibili.
I moviementi che chiedono questo lo fanno primaditutto in quanto cittadini consci e desiderosi di partecipare alla gestione del proprio paese affinchè le prossime estati non si debba riparlare di una "Crisi idrica" molto più forte.....ed una natura sempre più bizzarra...
Vi ringrazio come sempre per avermi ascoltato, a presto.

