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Un miliardo e mezzo di persone nel mondo non ha accesso all'acqua potabile. Noi la Per informazioni:
Elena Pisano - Fratelli dell'Uomo Laura Ferrari
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Fratelli dell'Uomo - Frères des Hommes è un'organizzazione non governativa di cooperazione internazionale nata in Francia nel 1965 e oggi presente anche in Italia (dal 1969), Belgio, Francia e Lussemburgo. Opera in Asia, America Latina e Africa con partner locali, promuovendo progetti nell'ambito dei diritti umani, della difesa dell'ambiente e dello sviluppo rurale, dell'economia locale, della sicurezza alimentare e dei processi di partecipazione democratica. In Italia e in Europa svolge un'azione di informazione, educazione e sensibilizzazione con l'obiettivo di favorire la crescita di consapevolezza e la diffusione di una cultura di solidarietà e cooperazione.
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ECONOMIA16.00 27/09/2007Gestire gli acquedotti rende ai privati<br> un miliardo di euro all'anno
La stima è del Forum del movimento italiano per l'acqua. Miliucci (Cobas): ''Le società apprendono know-how e tecnologia grazie ad affidamenti diretti nei Comuni. E con quelle conoscenze vincono gare e si assicurano grossi profitti''
ROMA – Facile come bere un bicchier d’acqua. Il fatturato delle società private che gestiscono i servizi idrici dei Comuni italiani è di circa 1 miliardo di euro. La stima è del Forum del movimento italiano per l’acqua, che stamattina a Roma si è ritrovato, alla vigilia dell'avvio (il 3 ottobre) in Commissione ambiente, alla Camera, della discussione della proposta di legge d’iniziativa popolare sulla “ripubblicizzazione del servizio idrico”.
“Le società – spiega Vincenzo Miliucci (Cobas) - apprendono know-how e tecnologia grazie ad affidamenti diretti, senza gara d’appalto, nei Comuni. E con quelle conoscenze acquisite vincono gare in tutta Italia e all’estero, assicurandosi grossi profitti su quello che è un bene essenziale alla vita, l’acqua”. Il giro d’affari è spartito tra spa a capitale pubblico, società miste e società private.
Partiamo dall’Acea. Fondata a Roma nel 1908, dal sindaco Natan, oggi è la prima azienda multiservizi in Italia per la gestione di servizi pubblici locali in termini di ricavi e popolazione. A capitale misto, il 51% è posseduto dal Comune di Roma. Ha acquedotti in Campania, Toscana, Perù, Armenia e Honduras. Quotata in borsa, nel 2004 ha fatturato 1,7 miliardi di euro, con un margine netto del 6%.
Hera gestisce le acque di tutta la via Emilia, da Modena a Rimini, passando da Bologna, Ravenna, Forlì, Cesena e Ferrara ed è recentemente sbarcata nelle Marche, a Pesaro. Mentre in Emilia si contende con Enia la rete di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Nel settore è la prima società per fatturato, con un utile di 2 miliardi di euro nel 2005, 6.293 dipendenti ed un tasso di crescita del 14,3% su base triennale; dal 2003 sono state emesse ben 451.234.000 azioni, con una crescita del valore azionario pari a circa l’85% rispetto all’ingresso nel mercato delle società quotate. Gli azionisti di Hera sono oggi circa 32mila, 156 dei quali soggetti pubblici, 186 istituzionali (italiani e stranieri ) e i restanti soggetti privati, persone fisiche o giudiridiche.
Sul fronte Piemonte-Liguria, la fusione della Amga di Genova e della Aem di Torino, ha dato vita alla società Iride, che investe in Sicilia e che adesso è una delle rivali di Acea nell’inseguimento di un patto con Hera. Stando ai dati del 2005, Iride forniva 200 milioni di metri cubi di acqua a 2 milioni di abitanti. La nuova Società, sempre su basi 2005, prevede 1,8 miliardi di euro di fatturato e 270 milioni di margine operativo lordo.
In Lombardia la fusione tra Ms di Brescia e Am di Milano interessa anche la gestione delle acque, oltre che le forniture elettriche. Il Veneto invece guarda ad est. Le municipalizzate della Regione infatti, insieme a quelle del Friuli, stanno studiando la fusione delle multi-utilities in un’unica holding che possa conquistare il mercato in Slovenia e nei Balcani. E poi c’è Publiacque in Toscana e anche l’Eni, che ha in mano diversi acquedotti nel sud e a Napoli. (gdg)
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