ACQUA SOSTENIBILE

perchè l'acqua non può essere considerata un bisogno ma l'acqua è un diritto....
mercoledì, 26 marzo 2008

22 marzo 2008

Giornata Mondiale dell'acqua

“In Lombardia occorre cancellare la legge regionale

che obbliga a privatizzare gli acquedotti”

 

La conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, ha scelto il giorno 22 marzo come data per celebrare la Giornata Mondiale dell'Acqua.

 

Da molti anni si va ripetendo che:

-          Un miliardo e duecento milioni di persone, più o meno un quinto della popolazione mondiale, non hanno accesso ad acqua sicura.

-          2 miliardi e 400 milioni, circa il 40 per cento della popolazione del pianeta, non dispongono di impianti igienici adeguati.

-          Ogni giorno, circa 6.000 bambini muoiono per malattie causate da acqua inquinata, da impianti sanitari e da livelli di igiene inadeguati – come se 20 jumbo jet si schiantassero ogni giorno.

-          Si stima che l’80 per cento di tutte le malattie presenti nel mondo in via di sviluppo siano all’origine dell’acqua non potabile e impianti igienici inadeguati.

Sono dati conosciuti, ripetuti fino all’ostentazione, ma non bastano a modificare la realtà.

Stiamo parlando di un diritto universale inalienabile per la vita: l’acqua.

L’abitudine ad avere l’acqua potabile non ci sottrae dalla responsabilità a salvaguardarla e ad impegnarsi affinché questo bene fondamentale alla vita sia accessibile a tutti nel mondo.

 

Non si tratta di rifare l’elenco delle “buone pratiche” per un uso corretto di questo bene prezioso, occorre avere coscienza che i diritti vanno sempre rivendicati, altrimenti non esistono sicurezza e democrazia.

 

Nel caso dell’acqua i diritti devono essere chiari ed espliciti:

-          l’acqua è un bene comune inalienabile

-          l’accesso all’acqua potabile deve essere garantito in tutto il mondo

-          no alla privatizzazione degli impianti e dei servizi legati all’acqua

-          no all’inquinamento e allo spreco dell’acqua

-          si alla valorizzazione dell’acqua potabile del rubinetto: buona, comoda, controllata, poco costosa

 

In Lombardia in questi ultimi anni la questione dell’acqua ha assunto la dimensione di un problema a causa non soltanto delle conseguenze climatiche e dello sfruttamento per uso  produttivo ma per le scelte politiche che accentuano il rischio di privatizzazione dei servizi idrici (acquedotti, fognature, depuratori). Infatti la legge regionale n. 18/2006 obbliga i Comuni (riuniti negli ATO provinciali) a mettere a gara obbligatoria una parte del servizio idrico, l’erogazione, di fatto privatizzandolo.

Contro la legge regionale ben 132 comuni hanno proposto un Referendum abrogativo, dichiarato ammissibile dal Consiglio Regionale nella seduta del 5 febbraio scorso. Ora l’unico modo per superare la necessità del Referendum popolare (che si potrà tenere solo nel 2009) è quello di modificare la legge regionale nella direzione auspicata dai comuni e dai movimenti: la garanzia cioè che i servizi idrici restino totalmente in mani pubbliche, affidate a soggetti diversi dalle Spa e sottratte a logiche finanziarie di bancabilità del servizio idrico.

Infatti solo attraverso la gestione pubblica e partecipata potrà essere garantito a tutti i cittadini il diritto all’acqua. Gestione pubblica deve significare: un servizio efficiente, una tariffa che tenga conto della “fascia del diritto” (pari a 50 litri pro-capite al giorno), la garanzia della buona qualità dell’acqua potabile, la manutenzione delle reti e il contenimento delle perdite, la partecipazione diretta degli enti locali e dei cittadini al governo del bene acqua.

Celebrare la Giornata dell’acqua in Lombardia significa quindi battersi affinché venga mantenuta la gestione totalmente pubblica degli acquedotti e sollecitare i consiglieri affinché nello Statuto della Regione Lombardia, in fase di approvazione da parte del Consiglio regionale,  sia riconosciuto lo status dell’acqua come bene comune pubblico e l’accesso all’acqua come un diritto umano.

Coordinamento Acqua Lombardia

postato da Elenifdu alle ore marzo 26, 2008 10:02 | link | commenti
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martedì, 04 marzo 2008

Mappati gli impatti umani sugli oceani


Per la prima volta è stata mappata l’impronta complessiva delle 17 attività dell’uomo sugli ecosistemi marini: la pesca, i cambiamenti climatici e l’inquinamento hanno lasciato un forte impatto sugli oceani. La situazione è allarmante perché gli scienziati hanno dimostrato che più del 40% dell’ecosistema marino è stato profondamente colpito.

Le conseguenze sono maggiori di quelle previste nel Mare del Nord, nel mare cinese del Nord e del Sud, nei Caraibi, nel Mediterraneo, nel Mar Rosso, nel Golfo Persico, nello Stretto di Bering, lungo la costa Orientale del Nord America e in gran parte del Pacifico Orientale. Sembrano escluse le calotte polari, seppur profondamente colpite dallo scioglimento dei ghiacci.

Sono stati colpiti svariati ecosistemi su diversi livelli  lo studio ha rivelato che quasi il 50% delle barriere coralline sono state pesantemente danneggiate. Altre aree interessate dall’impatto umano sono le foreste di mangrovie, le catene montuose sottomarine, le piattaforme continentali e le scogliere rocciose. Gli ecosistemi più vicini alla superficie hanno subito profonde modificazioni non sempre ripristinabili.

A differenza dei precedenti studi incentrati su una singola area geografica o per lo più di un solo fenomeno su scala globale, questo studio dovrebbe guidare lo sviluppo e la gestione futura delle risorse marine, per progettare il trasferimento delle attività ad alto impatto lontano dalle aree più delicate.

Per effettuare l’analisi efficace su scala globale, l’intera superficie oceanica è stata divisa in piccole “cellule” di un chilometro quadrato. Per ciascuna è stata analizzato l’impatto di 17 attività umane con impatti più o meno consistenti. La pesca, l’utilizzo dei pesticidi sulle colture adiacenti al mare, lo sviluppo costiero, l’inquinamento da traffico marittimo sono le attività a più alto impatto. Il 41% delle “cellule” sono esposte ad impatti medio-alti, mentre lo 0.5% (circa 850000 miglia quadrate) versa in gravi condizioni.

I risultati, pubblicati sulla rivista Science, testimoniano una condizione critica ma migliorabile tramite una serie di politiche di tutela ambientale. Istituire delle zone in cui è vietata la pesca, riorganizzare le rotte commerciali marittime e regolamentare lo sfruttamento delle risorse sono solo alcune delle politiche da intraprendere per conservare l’ecosistema marino e permetterne l’utilizzo sostenibile.

postato da Elenifdu alle ore marzo 04, 2008 10:28 | link | commenti
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Utente: Elenifdu
La scarsità dell'acqua non è quasi mai assoluta, ma molto più spesso relativa alla struttura di consumo e alle capacità di trasferimento e di adattamento, che variano da una società all'altra.....(Frederic Lassere) .....nonostante le donne abbiano la fondamentale responsabilità della distribuzione dell'acqua e, nei cosidetti paesi in via di sviluppo, sopportino sulle loro spalle il carico quotidiano di approvigionamento della loro comunità, esse sono le ultime a poter gestire e decidere dell'acqua....(Forum Mondiale sull'Acqua, Ginevra Marzo 2005)

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