ACQUA SOSTENIBILE

perchè l'acqua non può essere considerata un bisogno ma l'acqua è un diritto....
giovedì, 29 maggio 2008

La Toscana affida altri 3 anni di sfruttamento dell´acqua al gruppo Nestlé

LIVORNO. Per altri tre anni la San Pellegrino (gruppo Nestlé) può imbottigliare l’acqua minerale naturale “Panna” (in contenitori di Pet ottenuti in preforme fornite dalla stessa San Pellegrino) pagando solo l’affitto del terreno. La Regione Toscana con decreto dirigenziale pubblicato in Gazzetta ufficiale del 24 maggio 2008 concede l’autorizzazione alla società. Durante il periodo di validità, la Spa «dovrà presentare, con frequenza quadrimestrale, i certificati delle analisi sulla migrazione globale e specifica, effettuate sulle bottiglie prodotte a partire dalle preforme». Mentre è bene ricordare che l’acqua dell’acquedotto viene controllata per legge in accordo con Arpat per le fonti di approvvigionamento (pozzi, sorgenti) e con Usl per la rete di distribuzione. Giusto per dare un riferimento nel 2006 nel solo comune di Livorno sono state effettuate analisi su 2869 parametri.

In Toscana così come in altre 11 regioni italiane le aziende per imbottigliare l’acqua pagano solo un “affitto” proporzionale alla superficie del permesso di ricerca della sorgente e del successivo sfruttamento (chiamato “coltivazione del giacimento”).
La Toscana nel luglio 2004 si è dotata di una legge la 38/2004 “Norme per la disciplina della ricerca, della coltivazione e dell’utilizzazione delle acque minerali, di sorgente e termali” che in realtà prevede il pagamento di un canone di concessione ai prelievi delle acque sotterranee commisurato ai prelievi ma ancora manca il decreto attuativo. Intanto Panna - e pure Uliveto che si trova nel territorio toscano ed è il nono marchio più venduto con quasi 400 milioni di litri al 2005 - continua a pagare 46 mila euro (mentre la seconda 20 mila euro).
Solo 8 regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata e Sicilia) fanno pagare un canone in base alla quantità di acqua imbottigliata che ad esempio in Campania varia tra 0,2 euro per metro cubo, mentre in Veneto è pari a 3 euro per metro cubo. E in alcuni casi è pure previsto uno sconto per chi imbottiglia in vetro.
Ma canone o no per le industrie delle acque minerali in bottiglia il costo più basso rimane comunque quello per l’acqua che imbottigliano.

Non a caso l’Italia è tra i primi produttori al mondo con 12,2 miliardi di litri imbottigliati nel 2006 – così come si legge nella Piccola guida al consumo dell’acqua di Luca Martinelli edito da Terre di mezzo pubblicato nel marzo 2008 - e ogni anno i consumatori spendono 3,2 miliardi di euro per comprare acqua minerale. In tale scenario fanno da padroni 4 multinazionali che controllano il 54,5% delle vendite (Nestlé con Levissima, Recoaro, Panna, Vera, San Pellegrino: fatturato – comprese le bibite – di 882 milioni di euro nel 2006; San Benedetto con San Benedetto e Guizza: fatturato – comprese le bibite – di 541 milioni di euro nel 2006; Cogedi con Rocchetta, Uliveto e Brio Blu: fatturato – comprese le bibite – di 230 milioni di euro nel 2006; Ferrarelle con l’omonima acqua, Boario, Vitasnella fatturato – comprese le bibite – di 129 milioni di euro nel 2006) e altri 4 (Spumador, Fonti di Vinadio, Norda e Guadianello) che detengono il 19, 3%.

Per il 65% l’acqua è imbottigliata nella plastica nei contenitori in Pet e si sposta lungo l’asse stradale del paese per arrivare sugli scaffali dei punti vendita (82%). Il che si traduce in circa 320 -350 mila tonnellate di rifiuti (che solo in minima parte vengono raccolte in modo differenziato e poi riciclate) e in emissione di Co2 in atmosfera prodotta dai tubi di scappamento dei camion. Per non contare poi l’aumento del traffico e degli incidenti e delle concentrazioni in aria delle polveri fini che dallo sfregamento delle ruote sull’asfalto vengono sollevate dal terreno sul quale si sono precedentemente depositate.
Ma facendo ancora un passo indietro potremmo aggiungere nel virtuale “zaino ecologico” del prodotto “acqua imbottigliata” l’attività dell’impianto che produce le bottigliette. Per l’acqua Panna situata nel comune di Scarperia in provincia di Firenze le preforme arrivano direttamente dagli stabilimenti della San Pellegrino di Bergamo, di Sondrio, di Padova, di Cuneo, di Vicenza. Preforme che a loro volta sono prodotte (a partire dal polimero GATRONOVA A-80) dalla ditta Novatex Limited a Karachi, in Pakistan.
Lo stabilimento in Toscana produce oltre 200 milioni di litri di acqua ed esportata non solo in Italia ma anche in 100 Paesi di tutto il mondo. Negli ultimi 15 anni i consumi di acqua in bottiglia in Italia sono cresciuti del 76% e gli investimenti pubblicitari delle aziende del settore nel 2005 ammontano fino a 376 milioni di euro (senza contare le varie sponsorizzazioni esterne).

E’ bene allora ricordare che l’acqua è una risorsa scarsa, che l’acqua del rubinetto è potabile e controllata e che l’acqua è un bene comune da tutelare. Ed è bene anche pensare che la carenza dell’acqua deriva in modo più o meno diretto dalla “crescita” dell’economia non orientata alla sostenibilità, ma lasciata a sé stessa.
Forse rimettendo mano anche al meccanismo del mercato delle acque, magari aiutati anche dal caro prezzo che mette in crisi i trasportatori, molti consumatori potrebbero ripensare al loro stile di vita.

postato da Elenifdu alle ore maggio 29, 2008 11:51 | link | commenti
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giovedì, 22 maggio 2008

APPALTI: ACQUA; INDAGINE AUTHORITY SU 64 ATO, ANCHE MILANO

(ANSA) - ROMA, 21 MAG - Le attivita' di gestione di servizi
pubblici affidate a societa' pubbliche da 'controllori' pubblici
senza bandire una gara. E' per questo che l'Authority dei Lavori
pubblici ha aperto un'indagine che coinvolge 64 Ato (Autorita'
d'ambito territoriale) per i servizi idrici integrati - in
pratica per la distribuzione di acqua potabile - contestando la
mancata applicazione della normativa che impone la separazione
dell'attivita' di controllo da quella di gestione.
    L'indagine riguarda 64 Ato, tra cui quello della Citta' di
Milano che ha affidato il servizio "in house" dei servizi
idrici alla Metropolitana Milanese spa. Ma le verifiche -
guardando la delibera - riguarderanno i servizi idrici affidati
al Nord (come per l'Ato Torino 3), al Centro (come l'Ato lazio
Nord Viterbo) e al Sud (come l'Ato Unico Puglia che ha affidato
i servizi all'Acquedotto Pugliese) senza rispettare le norme
previste dalla Legge Galli..
Alcune autorita' d'ambito territoriale ottimale (cioe', gli 'Ato', gli enti di diritto
pubblico il cui compito e' garantire la qualita' del servizio) -
secondo quanto rileva una prima indagine conoscitiva dell'
Autorita' per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori,
servizi e forniture - avrebbero affidato, senza alcuna gara, il
servizio idrico integrato a societa' pubbliche, gia' gestori
degli stessi servizi.
   "L'Autorita' - e' scritto in un comunicato - ha deciso di
aprire un procedimento istruttorio per accertare l'eventuale
inosservanza della normativa per l'affidamento del servizio
idrico integrato nei 64 casi in cui esso e' avvenuto in favore
di societa' interamente pubbliche".
   La decisione e' stata assunta "sulla base di un'indagine
conoscitiva del 2007 che ha evidenziato come, malgrado la legge
Galli imponesse la separazione fra il ruolo di indirizzo e
controllo da quello di gestione, i servizi sono stati per lo
piu' affidati senza gara a societa' pubbliche gia' gestori degli
stessi servizi".
   L'indagine dovra' essere completata entro l'ottobre 2008 ma -
spiega l' Authority nella nota - "in particolare verra'
effettuato un immediato accertamento per gli affidamenti 'in
house' da parte dell'Ato 2 Marche Centro - Ancona alla
Multiservizi Spa e da parte dell'Ato Citta' di Milano alla
Metropolitana Milanese Spa. In particolare - nella delibera che
da l'avvio alle indagini - viene rilevato che la Metropolitana
Milanese svolge una serie di attivita' diverse dai servizi di
gestione dell'acqua che non rientrano nelle competenze dell'Ato.
Per questo l'Autorita' sugli appalti pubblici "dubita" che ci
possa essere un controllo effettivo e totale dell'Ato sulla
societa' affidataria.
   L'elenco delle societa' che saranno sottoposte a verifica e'
pero' nutrito: riguarda 64 affidamenti su 106. L'elenco,
suddiviso per regioni, e' lungo. Riguarda 17 societa' di
gestione che hanno avuto l'affidamento senza gara da parte di 5
Ato del Piemonte, di 11 societa' venete, di 10 societa'
lombarde, di 6 abruzzesi, di 5 marchigiane, di 4 liguri, di 2
calabre e di una societa' ciascuna rispettivamente nel Lazio,
nella Campania, in Puglia, nel Friuli, nella Basilicata, in
Sardegna, in Umbria, in Toscana e in Emilia Romagna. 
postato da Elenifdu alle ore maggio 22, 2008 10:02 | link | commenti
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giovedì, 15 maggio 2008

PUGLIA:protesta per l'acqua rossa 

I cittadini di Melendugno, piccola città in provincia di Lecce, sono decisi nell'azione contro l'Acquedotto pugliese e sono convinti che contestare le bollette dell'acqua possa portare alla soluzione del problema dell'acqua rossa che sgorga dai loro rubinetti.

I risultati del sondaggio hanno rivelato che a Melendugno il 95% dei cittadini non consuma l’acqua di rubinetto. Sono state tante le occasioni che hanno dimostrato la cattiva qualità dell’acqua distribuita da AQP che i cittadini la percepiscono ormai come un pericolo per la propria salute. Questa situazione è stata provocata unicamente dall’Acquedotto Pugliese, che nonostante le proteste che venivano dal Comitato e dai liberi cittadini, ha continuato ad opporre un muro di gomma contro cui tutte le segnalazioni e le lamentele degli utenti sono rimbalzate. Né i politici locali e regionali hanno fatto alcunché in quattro anni per modificare la situazione. Il tardivo incontro pubblico di giovedì prossimo, organizzato dall’Amministrazione Comunale di Melendugno a supporto della qualità dell’acqua pubblica, sostenuta da AQP, giunge in ritardo di quattro anni. Avrebbe invece fatto piacere ai melendugnesi che i politici avessero sponsorizzato e promosso presso i dirigenti dell’azienda acquadottistica il rinnovo totale delle condutture che, finora, soltanto il Comitato no acquarossa e i cittadini hanno richiesto a gran voce.

I melendugnesi pagano l’acqua tre volte di più dei milanesi, con la differenza che l’acqua dei lombardi è di indubbia qualità, e l’eccessivo costo addebitato in bolletta da AQP è dovuto all’acqua non conforme alla legge che distribuisce l’acquedotto pugliese che, molto spesso, gli utenti sono costretti a schiarire con un anomalo spreco di acqua, che viene addebitato in bolletta come eccedenza e calcolata con quattro diverse tariffe a costi straordinariamente crescenti.

Per questo motivo la Contestazione delle bollette diventa un mezzo sacrosanto per protestare contro questo iniquo trattamento che non tiene conto dell’immane spreco di acqua dovuto alla necessità di schiarire il liquido rosso che viene erogato dallo stesso Acquedotto Pugliese in orari e in quantità imprevedibili. Pertanto sulle fatture inviate da AQP gli utenti, d’ora in poi, pagheranno soltanto i costi fissi e la tariffa T1, quella minima, la sola che non prevede eccedenza di acqua, mentre contesteranno i costi derivanti dalle eccedenze T1, T2 e T3 che rappresentano un profitto a vantaggio dell’Azienda di cui gli utenti non hanno alcuna colpa.

"Questa strategia ci eviterà di cadere nella trappola della “morosità” che noi respingiamo a priori in quanto cittadini onesti e rispettosi delle leggi!” afferma con forza il coordinatore del Comitato NO ACQUAROSSA. “Noi intendiamo pagare tutto quello che consumiamo e nulla più. Le eccedenze derivano dal mancato rispetto del contratto da parte di AQP in cui è scritto chiaramente che l’Azienda deve fornire agli utenti acqua salubre e pulita, inodore, insapore e soprattutto incolore sempre e comunque! Non possiamo accettare che l’Azienda pretenda da noi il rispetto del contratto mentre essa per prima è inadempiente. E dico ciò forte del fatto che lo stesso Sindaco di Melendugno, costretto dalle analisi dell’acqua dall’ASL Lecce, effettuate su nostra segnalazione, a conferma della bontà delle nostre tesi, ha emanato ben quattro Ordinanze di divieto d’uso in altrettante vie cittadine che sono rimaste in vigore per oltre un mese.”

In definitiva il Comitato chiede in primo luogo acqua potabile “vera” e in seconda istanza uno sconto serio sui costi in bolletta (che secondo alcuni calcoli dovrebbe arrivare fino al 70%) per effetto delle eccedenze dovute all’azione di schiarimento dell’acqua che moltissimi cittadini sono spesso costretti ad effettuare, almeno fin quando le condizioni di potabilità dell’acqua distribuita da AQP non saranno ripristinate. E ciò avverrà soltanto quando tutte le condutture del sistema idrico cittadino saranno sottoposte ad un completo e serio rinnovamento.

Dopo la raccolta di firme e le due Petizioni al Parlamento Europeo, dopo gli avvisi di garanzia inviati dalla Procura di Lecce ad un alto dirigente dell’Acquedotto pugliese, ad uno della ASL di Lecce e al Sindaco di Melendugno, dopo la recente comparsa delle autobotti e le decine di contestazioni già presentate da numerosi utenti, l’AQP ha capito, anche grazie all’aiuto delle “Iene” di Italia Uno, che è necessario avviare un discorso serio con i cittadini e ha deciso di inviare il suo massimo rappresentante per cominciare a risolvere il problema. “Ci aspettiamo una seria assunzione di responsabilità da parte dell’Amministratore Unico, non chiacchiere! Se Monteforte verrà a raccontarci che la qualità dell’acqua di Melendugno è migliore dell’acqua minerale e conforme agli standards stabiliti dalla legge, può fare a meno di farsi tanta strada! A nulla serve, infatti, dichiarare che l’acqua è potabile se poi vi sono ormai tante prove che dimostrano il contrario e che inducono i cittadini a percepirla come dannosa per la salute! La qualità dell’acqua erogata dall’acquedotto pugliese a Melendugno non è per nessun motivo accettabile da parte di nessun essere umano”.

postato da Elenifdu alle ore maggio 15, 2008 10:50 | link | commenti
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mercoledì, 07 maggio 2008

(AGI) - Pechino, 6 mag. - L’obiettivo e’ ambizioso: trattare il cento per cento delle acque reflue prodotte da una citta’ che conta piu’ di 14 milioni di abitanti. Ma Pechino ha dimostrato di essere a buon punto. In pochi anni e’ riuscita a raggiungere l’obiettivo di rimettere in circolazione il cinquanta per cento degli 800 milioni di metri cubi di acque sporche prodotte ogni anno. Una sfida che la capitale cinesi si era imposta in vista dei Giochi 2008 e che fa parte del progetto ‘Olimpiade Verde’ su cui il gigante asiatico punta per affrancarsi dell’immagine di “grande inquinatore”. L’impianto di riciclo delle acque reflue di Qinghe alimenta il lago costruito nel villaggio olimpico e 60mila degli 80mila metri cubi d’acqua che ogni giorno rimette in circolazione vanno proprio a rifornire il villaggio. Non si tratta ancora di acqua potabile, ma serve per l’irrigazione dei prati, per le toilette e per il raffreddamento degli impianti industriali. “Il comune di Pechino ha investito l’equivalente di un miliardo di euro in dieci anni per il riciclo delle acque”, ha spiegato ad AgiChina24 Liang Menping, vicepresidente dell’impianto di Qinghe, “siamo riusciti a risanare fiumi che erano praticamente morti, come il Tonghui, il Ba, lo Qinghe e il Liangshui, e a trattare 800 milioni di metri cubi di acque sporche ogni anno: il 92 per cento del totale, di cui piu’ della meta’ sono stati riutilizzati”.

Il progetto, partito nel 1990, prevedeva la realizzazione di tre impianti. Oggi sono nove e il sogno e’ di rendere un giorno Pechino quasi indipendente dall’alimentazione dalle sorgenti che spesso si trovano a centinaia di chilometri di distanza. Alla fine del 2007 erano in funzione quattro impianti di riciclo con una capacita’ di quasi un milione di metri cubi al giorno, due stazioni di pompaggio per il riutilizzo e 460 chilometri di condutture. L’impianto di Qinghe, completato nel 2006, utilizza un sistema di filtraggio a membrana brevettato in Canada; un altro a carbone attivo e infine uno all’ozono. Anche l’enorme quantita’ di rifiuti derivata da questo trattamento costituisce una risorsa. Le 800mila tonnellate di liquami sono destinati agli usi piu’ disparati. Disidratati possono essere utilizzati come carburante grazie all’emissione di bio-gas (2,8 milioni di chilowattora); come fertilizzanti o persino per produrre cemento. “Si tratta di tecnologie ampiamente disponibili sul mercato internazionale”, ha assicurato Liang, “ma ci siamo rivolti a Paesi leader nel settore del riciclo delle acque: Stati Uniti, Danimarca, Canada e Svezia”.

Proprio in Svezia e’ attivo il primo esperimento per l’utilizzo di biogas per autotrazione. “Quello di riciclare il cento per cento dell’acqua consumata da una citta’ e’ destinato a restare un sogno”, ammette Liang, “ma si puo’ migliorare la qualita’ di quella che viene riutilizzata, fino a renderla potabile. In futuro saranno sempre piu’ numerose le citta’ che useranno questo tipo di tecnologia per contenere il consumo di acqua dolce dalle sorgenti”. (AGI)

postato da Elenifdu alle ore maggio 07, 2008 10:33 | link | commenti
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Utente: Elenifdu
La scarsità dell'acqua non è quasi mai assoluta, ma molto più spesso relativa alla struttura di consumo e alle capacità di trasferimento e di adattamento, che variano da una società all'altra.....(Frederic Lassere) .....nonostante le donne abbiano la fondamentale responsabilità della distribuzione dell'acqua e, nei cosidetti paesi in via di sviluppo, sopportino sulle loro spalle il carico quotidiano di approvigionamento della loro comunità, esse sono le ultime a poter gestire e decidere dell'acqua....(Forum Mondiale sull'Acqua, Ginevra Marzo 2005)

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