22 giugno 2008
PRIVATIZZARE L'ACQUA?
Privatizzare i servizi municipali di distribuzione dell'acqua non è una soluzione né per garantire un servizio migliore né per maggiori investimenti nella costruzione di infrastrutture, sia che riguardi i paesi ricchi, sia quelli poveri. Lo affermano Transnational Institute (Tni) e Corporate Europe Observatory (Ceo), che hanno inaugurato ieri un sito dedicato a questo tema (www.remunicipalisation.org nell"ambito del Water Justice Project, lanciato al World Social Forum di Mumbay (Bombay). L'iniziativa nasce dalla constatazione che un numero sempre crescente di città sta rimunicipalizzando i propri servizi idrici, in controtendenza alle privatizzazioni degli anni scorsi. La privatizzazione è stata promossa da varie organizzazioni (Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale, e dalla stessa Ue) come la soluzione migliore per catturare investimenti nel settore idrico, per la costruzione di nuove infrastrutture e la gestione del servizio. Il sito, che monitora e rende conto dei processi di rimunicipalizzazione di città, regioni e interi paesi in giro per il mondo, dimostra come il trend si stia invertendo: dal Mali all'Uruguay, fino a città statunitensi come Atlanta, le acque stanno tornando municipali. I servizi privati infatti - riferisce il sito - non garantivano livelli sufficienti di affidabilità e una gestione efficiente. E' poi notizia recente la decisione del rieletto sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, di rimettere in mano pubblica le acque della città, al momento controllate da due dei più grandi gruppi idrici del mondo (Compagnie des eaux de Paris, di Veolia Environnement, ed Eau et Force, di Suez-Lyonnaise des Eaux), alla scadenza nel 2009 del loro contratto di gestione. L'obiettivo è la creazione di una compagnia a partecipazione pubblica che garantisca soprattutto la stabilità dei prezzi. Sempre in Francia - paese leader nella privatizzazione di questo servizio, dove l'80% delle acque è in mano privata - anche Grenoble ha deciso di riappropriarsi della distribuzione d'acqua, e ora i suoi cittadini godono dei prezzi più bassi di tutta la République. Nonostante l'evidenza sempre maggiore di un trend contrario alla privatizzazione delle acque, affermano i responsabili del progetto 'Remunicipalisation', l'Unione Europea continua a promuovere i servizi idrici privati non solo in Europa, ma anche in molti paesi in via di sviluppo, rendendo difficile per le autorità locali l'ottenimento di aiuti finanziari per costruire reti idriche municipali. Olivier Hoedeman, di Ceo, afferma che "è ora che l'Europa riveda la propria politica sulle acque. I servizi privati possono servire a far crescere i profitti delle compagnie, ma non sono il metodo migliore per far arrivare l'acqua né nelle case dei cittadini europei, né di quelli che vivono nei paesi più poveri".
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GOVERNO BERLUSCONI ALL'ATTACCO DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI
COSTRUIAMO SUBITO UN'ALLEANZA CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI
Come se decenni di mercificazione dei beni comuni e di messa sul mercato dei servizi pubblici locali non avessero già ampiamente dimostrato i disastrosi risultati della consegna degli stessi al mercato e ai privati, anche il nuovo Governo ci riprova.
Il Ministro dell'Economia Tremonti ha annunciato che il prossimo 18 giugno, in sede di presentazione del Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef), allegherà allo stesso un "Piano per lo sviluppo" che, tra le altre cose, prevede un decreto o un disegno di legge per la messa a gara della gestione di tutti i servizi pubblici locali.
Il solerte Ministro ha inoltre tenuto più volte a precisare come la privatizzazione riguarderà anche l'acqua, dimostrando la precisa volontà di attaccare il movimento che in questi anni si è prodotto con più forza e radicamento territoriale.
E, se qualcuno coltivasse qualche illusione di possibilità parlamentare, ci ha pensato la ministro-ombra del PD, Lanzillotta, a dichiarare il consenso bipartisan dell'intero Parlamento.
Siamo alle solite.
Il modello neoliberista,per continuare ad esistere, ha assoluto bisogno della valorizzazione finanziaria e della messa sul mercato dei beni comuni, in una logica di espropriazione totale dei diritti e di precarizzazione completa della vita delle persone.
Perché si dispieghi l'orizzonte della solitudine competitiva –ciascuno lasciato solo sul mercato in diretta competizione con l'altro- occorre eliminare qualsiasi orizzonte di comune condivisione, qualsiasi spazio pubblico, qualsiasi diritto sociale.
Da qui l'attacco strumentale ai "fannulloni" del lavoro pubblico, il tentativo di eliminare il contratto nazionale e l'espressa volontà di precarizzare definitivamente il lavoro.
Da qui il disegno di privatizzazione totale dei beni comuni e dei servizi pubblici locali per consegnarli ai poteri forti del grande capitale finanziario.
Lasciando al pubblico il solo ruolo di gendarme, e dispiegando in funzione di esso le politiche securitarie, attraverso una attenta seminagione dell'intolleranza sociale e del razzismo contro ogni diversità e della trasformazione in problema di ordine pubblico di ogni conflittualità sociale.
Occorre respingere con forza questa nuova ondata di privatizzazioni.
Perché la consegna al mercato dei beni comuni e dei servizi pubblici è un'espropriazione di democrazia.
Perché tutte le lotte per la ripubblicizzazione dell'acqua, per una diversa politica dei rifiuti che faccia a meno di discariche ed inceneritori, per un nuovo piano energetico che dica basta alla proliferazione di centrali fossili e nucleari e si basi sul risparmio energetico, per un diverso modo di muoversi e di abitare i territori urbani sarebbero vanificate dalla definitiva consegna al mercato di questi beni.
Perché il mercato non conserva, avendo tutto l'interesse a dissipare.
Perché il mercato non universalizza, avendo tutto l'interesse a dividere.
Crediamo sia giunto il momento, così come è stato per la lotta alla direttiva Bolkestein e per il contrasto al precedente DDL Lanzillotta, di costruire da subito una nuova alleanza contro la privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici che metta insieme tutte le forze e le realtà che in questi anni, dentro i territori e attraverso esperienze di partecipazione dal basso, hanno indicato la strada di un altro modello sociale e di un altro mondo possibile.
Dicono che privatizzare significa entrare nella modernità.
Non ci interessa. Noi abbiamo in mente il futuro.
ATTAC ITALIA