Per la prima volta è stata mappata l’impronta complessiva delle 17 attività dell’uomo sugli ecosistemi marini: la pesca, i cambiamenti climatici e l’inquinamento hanno lasciato un forte impatto sugli oceani. La situazione è allarmante perché gli scienziati hanno dimostrato che più del 40% dell’ecosistema marino è stato profondamente colpito.
Le conseguenze sono maggiori di quelle previste nel Mare del Nord, nel mare cinese del Nord e del Sud, nei Caraibi, nel Mediterraneo, nel Mar Rosso, nel Golfo Persico, nello Stretto di Bering, lungo la costa Orientale del Nord America e in gran parte del Pacifico Orientale. Sembrano escluse le calotte polari, seppur profondamente colpite dallo scioglimento dei ghiacci.
Sono stati colpiti svariati ecosistemi su diversi livelli lo studio ha rivelato che quasi il 50% delle barriere coralline sono state pesantemente danneggiate. Altre aree interessate dall’impatto umano sono le foreste di mangrovie, le catene montuose sottomarine, le piattaforme continentali e le scogliere rocciose. Gli ecosistemi più vicini alla superficie hanno subito profonde modificazioni non sempre ripristinabili.
A differenza dei precedenti studi incentrati su una singola area geografica o per lo più di un solo fenomeno su scala globale, questo studio dovrebbe guidare lo sviluppo e la gestione futura delle risorse marine, per progettare il trasferimento delle attività ad alto impatto lontano dalle aree più delicate.
Per effettuare l’analisi efficace su scala globale, l’intera superficie oceanica è stata divisa in piccole “cellule” di un chilometro quadrato. Per ciascuna è stata analizzato l’impatto di 17 attività umane con impatti più o meno consistenti. La pesca, l’utilizzo dei pesticidi sulle colture adiacenti al mare, lo sviluppo costiero, l’inquinamento da traffico marittimo sono le attività a più alto impatto. Il 41% delle “cellule” sono esposte ad impatti medio-alti, mentre lo 0.5% (circa 850000 miglia quadrate) versa in gravi condizioni.
I risultati, pubblicati sulla rivista Science, testimoniano una condizione critica ma migliorabile tramite una serie di politiche di tutela ambientale. Istituire delle zone in cui è vietata la pesca, riorganizzare le rotte commerciali marittime e regolamentare lo sfruttamento delle risorse sono solo alcune delle politiche da intraprendere per conservare l’ecosistema marino e permetterne l’utilizzo sostenibile.
